Grosseto, 14 febbraio 2017 - Mobilitazione Coldiretti in Maremma per tenere alta l’attenzione sulle speculazioni che travolgono il mercato del grano. Riunioni e assemblee di sezioni continuano a essere convocate con regolarità proprio per facilitare il flusso delle informazioni su questo tema e far sentire il fiato sul collo a chi, al Governo, può dare un fattivo contributo perché sia presa la decisione di introdurre l’etichettature del grano.

«In pericolo – dice Andrea Renna, direttore Coldiretti Grosseto – non ci sono solo la produzione di grano duro e la sopravvivenza delle aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio a rischio desertificazione che verrebbe stravolto, iniziando dal paesaggio maremmano con una perdita di un valore aggiunto per l’intera provincia».

Per Gianluca Lelli, Capo Area Economica Coldiretti Nazionale, il mercato del grano è pieno di paradossi.

«Non è possibile pagare di più il grano importato spacciandolo per grano di qualità migliore quando questo non è assolutamente vero» afferma Lelli che ha anche auspicato migliori controlli sui flussi di importazione a cominciare dai porti. «Bisogna smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano – ha aggiunto ancora Renna che con una delegazione ha preso parte ai lavori – in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo ed in un momento nel quale per acquistare un caffè occorrono 5 chilogrammi di grano».

«Siamo soddisfatti del percorso avviato con lo schema di decreto firmato dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per rendere obbligatoria l’indicazione di origine del grano utilizzato per la pasta – ha sottolineato il presidente di Coldiretti Grosseto Marco Bruni – Restiamo in attesa dell’ok definitivo da parte di Bruxelles. E’ altresì importante dare il via ai contratti di filiera con la sinergia del Consorzio Agrario ma si deve lavorare per dare certezze al settore dando anche fiducia ai tanti giovani che vogliono continuare a produrre e farlo guardando alla qualità ma con una remunerazione adeguata»