Grosseto, 10 settembre 2017 - SE LO CHIAMANO il migliore amico dell’uomo un motivo ci sarà. E Beethoven, un cane maremmano di quattro anni, ha dimostrato il proprio attaccamento ai suo padroni camminando per tre giorni e tre notti, in mezzo alle pinete, ai boschi, guadando anche un fiume e coprendo una distanza di oltre ottanta chilometri. Tutto questo dopo avere anche rischiato di essere investito da un Suv ed essersi dato alla fuga nella pineta di Castiglione della Pescaia, gettando nello sconforto la sua padrona, Cecilia Cantini, che per tre giorni non aveva saputo più niente di lui. Sembra una storia da libro Cuore, di quelle che si raccontano ai bambini prima della buonanotte. Ma non è una favola, è realtà.

MARTEDÌ mattina, Beethoven stava passeggiando, in compagnia della sua padrona, subito fuori Castiglione della Pescaia, quando impaurito, involontariamente, dalla presenza di un uomo, si è avvicinato alla strada ed è stato urtato da un’auto. A quel punto è scappato. Di lui, per tre giorni, non si è saputo più niente, nonostante quindici volontari avessero battutto la zona nel tentativo di ritrovarlo. Ma Beethoven non era più a Castiglione, stava correndo verso casa, a Montalcino.

Cecilia ha ancora l’emozione nella voce quando ci racconta questa storia incredibile. «Beethoven, nonostante la stazza, è un cane che si impaurisce facilmente, anche perché nei suoi primi due anni di vita, prima cioè che lo prendessimo noi, aveva subito numerosi maltrattamenti. Perciò succede che la sola presenza di persone che non conosce lo possano far agitare. Per questo l’altro giorno si era impaurito per un nonnulla e quando poi ha rischiato anche di essere investito da un’auto allora si che è scappato».

E lei ha cominiciato a disperarsi. «Certo – racconta Cecilia –. A questo proposito colgo l’occasione per rivolgere dei ringraziamenti davvero speciali a tutti i volontari, che mi hanno aiutato nella ricerca, nell’informazione e nel supporto morale. Senza di loro sarei stata persa». Ma Beethoven a ritrovarsi ci aveva pensato da solo.

«QUANDO mio fratello, intorno alla mezzanotte di venerdì, mi ha telefonato da Montalcino, per dirmi che Beethoven era tornato a casa, stentavo a crederci. Io sono rimasta a Castiglione per le ricerche, mentre mio frastello è rientrato con la famiglia perché impegnato con la vendemmia. Non so come Beethoven abbia fatto per ritrovare la strada di casa. So soltanto che il nostro cane conosce la macchia, è abituato a stare nei boschi, perché noi abbiamo duecento ettari di area boschiva, ma mai avrei pensato che avrebbe camminato per giorni e notti, guadando il fiume Ombrone, percorrendo ottanta chilometri e infine ritrovando la strada di casa, anche perché era la prima volta che lo avevamo portato a Castiglione».

E IL POVERO animale quando è arrivato a Montalcino era stremato: la giornata di ieri, come raccontano i suoi padroni l’ha trascorsa interamente a bere, disidratato come era e a leccarsi le zampe. Il lungo camminare, anche in terreni accidentati, le avevano messe a dura prova, ma non il suo cuore.