Arezzo, 13 febbraio 2018 - E' viva, sta bene: sono fugati tutti i timori legati all'ennesima tragedia. Giusy Paci è viva, è stata ritrovata: si spezza finalmente ogni parallelismo con la storia di Guerrina Piscaglia, di quelli che se anche non detti dominavano come un incubo la scena.

Era stanca del rapporto col marito, con il quale aveva frequenti litigi, ed aveva deciso di prendersi una «pausa di riflessione». Questa le prima spiegazione sui motivi dell'allontanamento fornita da Susy Paci, la 49enne di Arezzo vista per l'ultima volta a Napoli. Ieri la donna si era recata in un bed and breakfast di corso Umberto, non lontano dalla stazione centrale, per chiedere una camera per la notte.

È stata la proprietaria, che l'aveva riconosciuta come la donna scomparsa, a convincerla a presentarsi alla polizia. Dopo i primi accertamenti, svolti da Luigi Rinella e Francesca Fava, dirigenti rispettivamente della squadra mobile e del commissariato Vicaria, Susy Pace è stata accompagnata in procura.

 Per ora sono questi i dettagli a disposizione. Uno, il più importante: sta bene. E l'altro è la Procura di Napoli, lì dove hanno potuto finalmente chiedergli cosa diavolo abbia fatto in questi giorni e che fine avesse fatto. O anche no: perché parliamo di una persona grande e vaccinata e che tra i suoi diritti aveva anche quello di allontanarsi da casa sua, fatti salvi gli impegni personali con il marito, i figli e i familiari.

A caldo parla il figlio Gabriele che non sta in sé dalla gioia: "Sono immensamente felice, aspettiamo la mamma a braccia aperte nonostante quello che è successo". «L'aspettiamo a braccia aperte, è tutto superato». Il giovane ha saputo della ricomparsa della mamma dal padre. «Ho avuto la notizia dal mio babbo. Abbiamo provato tutti una grande gioia, ora aspettiamo il suo ritorno con impazienza», ha aggiunto.

Sollevato il marito Celestino Gualdani che, nei giorni scorsi, aveva più volte lanciato appelli alla moglie perchè facesse ritorno a casa. La famiglia vive in una frazione montana del comune di Subbiano: tutti hanno già saputo della ricomparsa della donna e si sono stretti ancor di più intorno al marito e ai figli.

Il ritorno della donna si innesta in un momento che era dominato da mille incertezze. Uno solo era il fatto certo, in quanto confermato dalla stessa Procura di Napoli: l'apertura di un fascicolo per sequestro di persona ma contro ignoti.

Gli altri punti fermi erano legati alla prima parte della storia. La partenza da Arezzo il 23 gennaio, confermata dalle telecamere alla Stazione: l'arrivo a Napoli, anche in questo caso ripresa passo passo dalle telecamere in quel caso partenopee.

Quindi la notte in albergo, un albergo poco lontano dalla Stazione, con un amico Facebook. E la mattina dopo la sveglia, la colazione in albergo e la partenza, forse verso Salerno.

Da qui l'incertezza. Riempita dal Pm Fabio De Cristofaro, che lavora sotto il coordinamento del procuratore aggiunto per i reati contro le fasce deboli, Giuseppe Lucantonio, con l'apertura di un fascicolo  a carico di ignoti. Era stato un primo fascio di luce sul caso che ha tenuto in ansia una famiglia e un’intera città ormai da più di due settimane. Così si chiarivano almeno i contorni giudiziari di una vicenda che rimaneva comunque misteriosa. Poi la svolta finale.

LA STORIA. Susy, mamma apparentemente tranquilla ma evidentemente insoddisfatta della vita che conduce, intreccia una fitta serie di contatti sui tre colossi social, Facebook, Twitter e Instagram. Tra questi c’è l’amicizia virtuale con il napoletano di 45 anni, che su Facebook si presenta come impiegato, con una vasta platea di conoscenze femminili, soprattutto nella fascia fra i 40 e i 50 anni. La chat diventa sempre più intima, finchè non si arriva alla decisione di un incontro di persona.

La mattina del 23 Susy prende il treno per Napoli, inquadrata da una telecamera della stazione di Arezzo che la mostra apparentemente libera nei suoi movimenti. Poco distante ha lasciato la sua auto, una Punto, con le chiavi ancora dentro. Nella metropoli del Golfo lei e lui si ritrovano in albergo, si registrano con i loro veri nomi, mostrano i loro documenti autentici. Poi, la mattina dopo, l’amico virtuale scende per primo e se ne va al lavoro.

La mamma aretina fa colazione e lascia l’hotel intorno alle 11, secondo il portiere, che ha riconosciuto la foto mostratagli dagli inquirenti della Mobile aretina, in direzione opposta rispetto all’uomo che era con lei. Da quel momento il vuoto. Il telefono di Susy, che inizialmente squillava a vuoto, risulta staccato, i contatti si interrompono. L’amico viene rintracciato dai poliziotti in trasferta e ammette subito la notte in albergo.

Ma, spiega, da quando ci siamo salutati non ne ho più saputo niente. Lei mi ha detto soltanto che aveva intenzione di andare nella zona di Salerno per incontrare delle conoscenze. Quando i poliziotti gli chiedono di acquisire il cellulare, l’amico lo consegna spontaneamente.