Arezzo, 30 dicembre 2017 - Spionaggio industriale, preziose formule officinali vendute ad aziende concorrenti, cresta sull’acquisto dei macchinari, danni complessivi per ottocentomila euro. E tre alti dirigenti sospesi dall’attività oltre a una denuncia sul tavolo dei carabinieri e della procura di Arezzo. È l’estrema sintesi degli effetti della «bomba» scoppiata ad Aboca, leader mondiale nel settore delle piante officinali, brand in espansione con stabilimenti in Toscana, Umbria, Europa e America Latina; nonché protagonista di una recente scalata alle farmacie comunali di Firenze con l’obiettivo di arrivare al controllo della distribuzione, diventando polo dell’assistenza sanitaria.

Con le 21 fiorentine, ora sono settecento le farmacie possedute in Europa. È lo stesso Valentino Mercati, fondatore dell’azienda, a confermare la notizia corredandola di particolari: «Avevamo in seno chi rubava per fare soldi in proprio». Insospettabili i tre dirigenti infedeli, persone con un’esperienza trentennale nell’azienda di Sansepolcro, tutti originari e residenti in Valtiberina tra Toscana e Umbria.

Siamo nel mese di maggio quando cade la prima pedina, la carta del domino che fa crollare il castello. A ottobre il secondo «pesce» finisce nella rete, per il terzo è stata questione di poco: appena una settimana fa anche lui, quello che secondo Mercati «aveva procurato i danni maggiori», è stato individuato. Il terzetto, sempre stando alla ricostruzione del patron, operava con modalità diverse ma in comunione d’intenti: c’era chi si occupava dei segreti industriali, passando le formule ai concorrenti, e c’era chi lucrava attraverso l’acquisto di macchinari, necessari nelle varie sedi del gruppo.

Una cresta di qua, una sottrazione di là, e il gioco era fatto. Un gioco, dice ancora Valentino Mercati, «che andava avanti probabilmente da anni ed è per questo che alla fine siamo arrivati alla considerevole cifra di circa ottocentomila euro, anche se non posso essere preciso in proposito». Del resto l’inchiesta sta partendo adesso e soltanto le indagini potranno chiarire nel dettaglio i particolari che si celano dietro questa storia, clamorosa anche e soprattutto alla luce dell’importanza dell’azienda danneggiata.

Azienda che tramite il fondatore fa sapere di voler intentare una causa sia in sede penale che in sede civile per ottenere il risarcimento delle perdite subite. Il caso sta scuotendo l’intera Valtiberina oltre naturalmente a preoccupare gli oltre mille dipendenti che costituiscono la spina dorsale di un gruppo ramificato che sulla qualità e l’originalità del prodotto ha costruito il proprio successo, fino al punto di innescare qualche tempo fa una violenta polemica sull’uso dei pesticidi in agricoltura, in terreni prossimi a quelli dove vengono coltivate le piante officinali.