Arezzo, 17 giugno 2017 - Una storia che parla di un lungo amore, durato 69 anni, quello del bar Morgana che adesso cambia proprietari: se ne vanno Sergio e Anna, gestori storici ma soprattutto amici veri di generazioni di aretini. Correva l’anno 1948, un ragazzotto dai calzoni corti cominciava a farsi le ossa in quello che sarebbe stato il lavoro della sua vita.

Aveva 14 anni allora Sergio Bichi e il bar, di proprietà dello zio e che occupava i due piani di un locale sotto i portici in via Roma, diventò la sua scuola. «Era una festa per me stare lì. Vedere quel continuo via vai di gente. Sentirli parlare delle sorti dell’Italia, vederli giocare a biliardo tra il fumo dei sigari. Era emozionante». L’atmosfera che si respira in quegli anni nei bar ha un sapore romantico e lo si legge negli occhi lucidi di Sergio. Si ricorda tutto di quel tempo. «Sono cresciuto lì, poi sono arrivati gli anni di condivisione con mio fratello e poi con mia moglie».

E tra il 1979 e il 1980 il trasferimento in piazza Guido Monaco, da dove la storia è continuata, in modo diverso, ma con la stessa esperienza e la passione che si respirava sotto i portici. Le redini erano passate nelle mani di Sergio e della moglie Anna. Da allora sempre loro dietro il bancone. Indivisibili. Anni di fatica, di sacrificio e di lontananza dai figli. Ma ricompensati da grandi soddisfazioni. I clienti sono stati come una famiglia. Li hanno coccolati e curati con attenzione e affetto. Guai la mattina a non ricordarsi cosa prende questo o quel lo; o a dimenticarsi un loro avvenimento importante da ricordare con una semplice battuta. E poi il tatto nell’affrontare situazioni più delicate. «Sempre più spesso all’ordine del giorno.

Arezzo è cambiata moltissimo negli ultimi anni. Le nostre vetrate danno su piazza Guido Monaco, una finestra sul mondo, uno spaccato perfetto della città», ragiona Sergio. «Sempre più spesso mi sono capitate situazioni difficili, un bicchiere di troppo, una richiesta strana, animi disagiati. Affrontare il tutto con delicatezza è sempre stata la mia parola d’ordine». «SAPETE- continua a raccontare con orgoglio - fare il barista vuol dire essere un po’ psicologo. Conosci le storie dei clienti, che in un luogo rilassato si confidano, parlano. Queste mura ne hanno sentite di storie. Da qua sono passate generazioni e generazioni. Ricordo i volti di ciascun cliente».

Una lunga storia d’amore quella vissuta all’interno del Morgana da Sergio e Anna, che adesso hanno di ritirarsi. Venerdì è stato l’ultimo giorno. Tutto rimarrà nei loro cuori, e ce lo dicono gli occhi lucidi di Anna che ci tiene a ringraziare infinitamente i clienti. «Solo questo, grazie, grazie e ancora grazie» non smette di ripetere. Adesso è difficile immaginare una vita senza il Morgana per loro. Ma ora li attende una nuova sfida, fare i nonni.