Arezzo, 19 marzo 2017 - L'ultima carezza. L'ultima carezza sul web, lì dove la morte sembra meno reale. Lì dove la solidarietà prende mille volti. Lì dove i sorrisi restano sorrisi perfino dopo la morte. Dove puoi risalire ai post di un anno fa e coltivare l'illusione che niente sia successo.

L'ultima carezza di Chiara. Era la fidanzata di Gabriele, Gabriele Casi, il gigante di 20 anni spezzato da un abete crollato quando non avrebbe dovuto farlo. Lei lo ha saputo chissà da chi, nel passaparola che dal bosco è ridisceso verso Caprese e Sansepolcro.

Oggi Gabriele viene sepolto, centinaia, forse migliaia di persone si sono date appuntamento per dirgli addio e stringersi alla sua famigla e ai suoi cari. Chiara in fondo glielo ha già detto: come si fa tra innamorati, con poche parole e con uno sguardo.

Ha preso una delle sue foto, quella alla quale forse era più legata, che magari raccontava un pezzetto importante della loro storia. E l'ha messa in testa al suo profilo Facebook. C'è Gabriele di tre quarti, con il sorriso schietto un po' infreddolito ma allegro come sempre. Il cappuccio calato, la giacca abbottonata fino in cima, intorno la neve e una di quelle case in pietra che sono lo scenario di Caprese e della montagna.

Con quella foto Chiara ha modificato la sua immagine di copertina. Senza parole, perchè non servono, se non forse a incrinare l'intimità di un saluto. Il volto di lui accostato al suo: grande e grosso com'era forse era abituato a prendere in braccio lei, a proteggerla. Secondo le caratteristiche di un carattere che tutti gli amici e chi gli voleva bene confermano.

Ora lui, travolto da quell'albero che non avrebbe dovuto cadere, non può farlo. E allora è lei a prenderlo in braccio, issandolo in cima al suo profilo Facebook e insieme alla sua vita. 

Intanto sul web si accumulano i messaggi di cordoglio: chi un cuore, chi un emoticon triste, chi quella formula Rip (riposi in pace) che di sicuro è lo specchio di un affetto vero ma che non capisci mai fino in fondo perché non venga scritta per esteso, evitando almeno davanti alla morte una delle tante sigle che tappezzano il linguaggio un po' sincopato dei social.

Lei non usa diminuitivi, non taglia le parole, non moltiplica le frasi. Le evita proprio. Posta una foto, una sua foto. E a quella affida l'ultima carezza e insieme tutta la forza di un legame che a vent'anni a volte può essere perfino più forte di un albero che cade quando non dovrebbe.

Alberto Pierini