Arezzo, 20 aprile 2017 - La sua casa da oltre due settimane è una vecchia monovolume Citroen Picasso davanti all’ingresso del cimitero di Levanella. La benzina, però, è finita, come i soldi. Quell’auto è il tetto sotto cui dormire. Ha 48 anni, palermitano di nascita e sbarcato in Toscana quando ne aveva appena 18, racconta di essere senza alcun mezzo di sostentamento. Il risultato di una serie di errori che lo hanno ridotto sul lastrico. «Sì, ci ho messo del mio perché un’abitazione ce l’avevo, ma per vari motivi mi sono trovato in una situazione non certo piacevole».

Ogni mattina scende dalla macchina, ed entra nel piccolo camposanto per lavarsi con l’acqua gelida utilizzata dai parenti dei cari estinti per riempire i vasi con i fiori. Quindi si mette in cammino. Due chilometri fino alla parrocchia del Giglio dove ha sede la Caritas diocesana che assicura un pasto. «Rimango li un po’ e poi torno alla mia auto. E’ stato così anche a Pasqua  ma una persona qui vicino mi ha portato del buon cibo».

Non ha un impiego stabile e la qualifica di operatore di personal computer è carta straccia. Un disagio evidente, anche se ripete «lo zampino mio c’è sempre».  E il rapporto con i servizi sociali dei vari centri dove ha abitato. «In un caso non ho ricevuto risposte né soluzioni, mentre non sono riuscito a rivolgermi agli operatori di Castelfranco Piandiscò».