Perla Paoli, calciatrice di talento con una bella storia alle spalle e tanto futuro
Perla Paoli, calciatrice di talento con una bella storia alle spalle e tanto futuro

Larciano (Pistoia), 26 novembre 2020 - Persone preziose: una Perla della Valdinievole in Scozia. All’University of Strathclyde di Glasgow se lo ricordano bene quel trequartista di talento che, con 2, 3 gol a partita, ha consentito al prestigioso istituto di vincere il campionato di calcio. Non solo perché dalla città di Celtic e Rangers, per cui ha subito simpatizzato, se n’è andata lo scorso giugno lasciandoci un pezzo di cuore: perché è proprio brava.

Anche se lei, Perla Paoli, nata a Pescia il 24 agosto del 1995 ma residente con babbo e mamma a Montecarlo, oggi portacolori dell’Unione Montalbano di Larciano, tende a sminuire. “Ho realizzato molte reti sì, ma non ho disputato tutte le partite. E poi in Scozia il calcio femminile non ha l’importanza né il valore di quello inglese: è poco tecnico, ma molto fisico”, come dire, mica son tanto abili con il pallone tra i piedi, per cui… Ma perché la nostra si è ritrovata a vivere nel Paese dai paesaggi mozzafiato?

“Mi sto per laureare in Storia – racconta – e per imparare l’inglese, attraverso l’Erasmus, ho optato per un’esperienza a Glasgow. Mai scelta fu più sbagliata: lo scozzese è una lingua a parte”, scherza. Intanto là, oltre allo studio ha praticato sport, la sua amatissima disciplina sportiva, il football. “Non sono tifosa, semmai sostenitrice della Fiorentina, di cui però neppure conosco gli attuali calciatori – racconta –: ho sempre giocato solo per il gusto di giocare, come un bambino. C’è stata l’occasione, ho fatto parte della squadra universitaria. Abbiamo vinto il torneo e nonna Giuliana, 80 anni, è pure salita a trovarmi, coi miei”.

Già, bella famiglia quella di Perla, nome non particolarmente apprezzato durante l’infanzia ma adesso amatissimo, scelto da mamma Antonella, infermiera del reparto di Oculistica all’Ospedale di Pescia. Babbo Alessio è paramedico in Psichiatria, sempre al nosocomio pesciatino, oltre a essere massaggiatore della sua formazione, la sorella maggiore, la 29enne Alice, è interprete, attualmente insegnante di Italiano a Parigi (e nonna Giuliana ha fatto visita anche a lei, tanto per non farsi mancare nulla).

“La Valdinievole è una fetta larga, larghissima della mia vita, anche se la famiglia è lucchese: si pensi che ho studiato al Liceo Linguistico a Pescia, iniziato a giocare a calcio con i maschi a Pescia, ho vestito le maglie di RB Montecatini - RB Valdinievole e Giovani Granata Monsummano prima di giungere al Montalbano di Nico Mattioli, una splendida persona, il mio allenatore del cuore. Conoscendo da sempre le donne, le ragazze del gruppo, si può dire che sono tornata in famiglia”.

Di questa atleta di 169 centimetri, dal fisico snello ma dalla “fame atavica” (“Mangiavo il cinghiale prima delle gare: Mattioli me lo tolse subito”), si apprezzano lo stile, la classe, l’eleganza nelle movenze, che paiono rammentare la sorella Alice, danzatrice classica (e che si notano anche dalle foto di Monica Pedretti, che ringraziamo). “Mattioli mi ha cambiato il ruolo: da trequartista, spesso spostata sulla fascia, ad attaccante. Non sono brava di testa, non sono da area di rigore. Le mie qualità sono altre, su tutte il dribbling: tenderei a partire da dietro, a scartare le rivali, ma Nico è convinto e non sto facendo nemmeno male”.

La sua assenza durerà più a lungo di quella delle compagne. “Siamo ferme a causa dell’emergenza sanitaria: essendo in Scozia, avevo fatto un lockdown più morbido di quello italiano, ma ora recupero – prova a sdrammatizzare il periodo –. Peccato che io, che non rispondo mai alle provocazioni o alle botte sul campo da gioco, mi sia fatta espellere per la stanchezza all’esordio nel campionato di Eccellenza, a Livorno: avrei voluto colpire il pallone, ho centrato i piedi della sorella di Chiellini e sono stata cacciata dal terreno da gioco. Il giudice sportivo mi ha giudicato con clemenza (probabilmente per i suoi trascorsi, ndr): una sola giornata di stop. Il calcio mi manca moltissimo: vabbè, rientrerò più tardi”. Lunga vita a una Perla, di nome e di fatto.