
Cristina Attucci e Edoardo Prestanti
Con la Taric emergono diverse criticità. Una riguarda chi lavora fuori casa durante la settimana: pur differenziando correttamente i rifiuti, non può esporre i contenitori regolarmente e rischia di non beneficiare degli sconti in bolletta. Un’altra criticità è il limite annuale per il conferimento dell’indifferenziata, fissato a 80 litri per persona. Per una famiglia di due persone, ad esempio, il limite complessivo è di 160 litri annui, che si traducono, se posseggono il contenitore piccolo da 23 litri, in circa 6 ritiri totali all’anno ovvero uno ogni due mesi. Di conseguenza, i cittadini devono pianificare con attenzione la gestione dell’indifferenziati, assicurandosi di riempire completamente il bidone prima di esporlo. Si aggiungono disagi legati alla gestione burocratica, in particolare la necessità di verificare che i contenitori dotati di chip siano correttamente associati ai contratti.
Questo rappresenta un ulteriore ostacolo, soprattutto per le persone anziane o per chi non utilizza strumenti digitali come le app. Le riduzioni in bolletta, promesse come incentivo, appaiono difficili da ottenere, mentre il sistema sembra penalizzare chi ha meno tempo o risorse per gestire i conferimenti, oltre agli anziani che spesso incontrano difficoltà. La percezione è che la raccolta puntuale, così strutturata, gravi ulteriormente sui cittadini, senza trovare una reale applicazione del principio secondo cui “chi inquina meno paga meno”, lasciando insoddisfatti molti utenti e riducendo, invece di incentivarli, comportamenti virtuosi.
Cristina Attucciex esponente centro-destra