Il Notaio Mario Marinella
Il Notaio Mario Marinella

San Miniato, 19 dicembre 2017 - C'è l'appello ai francesi di Credit Agricole perché non venga dissipato il patrimonio di valori maturati dalla banca in quasi duecento anni di storia, gli auguri alla Fondazione che possa affrontare unita il nuovo percorso che le si pone davanti, l’invito ai soci della Fondazione e agli azionisti della Carismi ad utilizzare, oggi più che mai, equilibrio nel giudicare le ultime vicende che hanno riguardato la banca ricordandosi sempre «che a valutare le responsabilità e gli accadimenti della vita è la storia, ed ancor prima le nostre coscienze e non la cronaca». Mario Marinella, che con il discorso di Natale ha rotto un anno e mezzo di silenzio della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, ha toccato tutte le corde di un caso complesso e doloroso che aprirà, a breve, un nuovo capitolo di storia con cui il territorio dovrà fare i conti. Senza sconti per nessuno, ma con gli occhi puntati dritti su un futuro tutto da scrivere, il presidenteMarinella ha chiesto ai nuovi amministratori che tra pochi giorni prenderanno il controllo dell’istituto di credito «di non tagliare i legami con il territorio nella consapevolezza che una sana imprenditorialità bancaria ha sì bisogno di apporto di capitali finanziari e know how ma, ancor prima, di virtù e di sensibilità nei riguardi dei territori in cui opera».

Parole che hanno fatto seguito ad un augurio speciale alla Fondazione affinché «possa recuperare tutte le forze sane del nostro territorio, che possa privilegiare il senso di inclusione – ha dettoMarinella –, che possa trovare sulla sua strada meno persone perennemente ossequiose e più amici che facciano notare limiti ed errori, che possa iniziare un nuovo cammino, meno prospero economicamente ma più vicino ai bisogni di prossimità».

Questa la strada che comincia, con meno soldi, ma con maggiore determinazione per affermare i grandi valori con i quali il «sistema» Cassa di Risparmio di San Miniato ha significato per decenni crescita sociale, economica e culturale, prima di doversi arrendere agli eventi complessi dell’ultima stagione. Nella quale però l’azionista di maggioranza non ha perso la sua unità. Anzi, «ha affrontato con dignità e compattezza due anni terribili, oltre che la perdita di gran parte del suo patrimonio, senza defezioni o divisioni, esclusa la diaspora di pochi storici emungitori di cariche, incarichi e prebende». Parole dure, forse le uniche capaci oggi di aiutare la comunità a saper cogliere nella perdita, compresa quella di denaro, il segno di un nuovo orizzonte. O, come ha cantato Alice nel bellissimo concerto in San Domenico, la forza di trovare l’alba nell’imbrunire o il sole nella pioggia. Non sarà semplice. Ma questo è un territorio, apprezzato nel mondo, sa decidere e reagire.