Editoriale

Pd e M5s, soltanto flirt. Insieme in 6 città su 17

Pecore Elettriche, la rubrica di David Allegranti
Pecore Elettriche, la rubrica di David Allegranti

Firenze, 7 maggio 2023 - I sindacati ieri a Bologna hanno avviato un tour (prossime tappe, Milano e Napoli) per "ottenere un cambiamento delle politiche economiche, sociali e occupazionali", ha detto la Cgil, in piazza insieme a Cisl e Uil per un antipasto dell’autunno caldo anti-Meloni. "Vogliamo coniugare il cambiamento del Paese e dell’Europa con il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, dei giovani e delle donne che in questi anni, anche a causa della pandemia e della guerra, sono invece peggiorate sia in Italia che in Europa", hanno scritto in un documento unitario i tre sindacati, chiamando a raccolta le opposizioni contro il decreto Lavoro licenziato il primo maggio. Soprattutto l’opposizione demo-populista.

Il Pd sembra essere più ben disposto del M5s, per ora, a confrontarsi con i sindacati. A Bologna, per dire, c’era Elly Schlein, che nei giorni precedenti è anche venuta a Firenze, alla Leopolda, per un convegno organizzato dalla Filcams Cgil ("Bella, è la prima volta che ci vengo", ha detto la segretaria del Pd, con la mente rivolta a Matteo Renzi). Beppe Conte, che venerdì scorso a Massa è stato schiaffeggiato da un noto no vax in cerca di visibilità, non solo non c’era ieri, ma pare intenzionato a organizzare una manifestazione sua a giugno in difesa del reddito di cittadinanza. Schlein e Conte marciano separati, insomma, almeno per ora. "Abbiamo avuto occasione di incontrarci in manifestazioni importanti e lo continueremo a fare", ha ribattuto la segretaria del Pd, che forse sogna ancora il "campo largo" che metta insieme Democratici, Cinque Stelle, un pezzo del defunto Terzo Polo e la sinistra radicale.

Per adesso si tratta di una fantasia fragile, al netto della corrispondenza d’amorosi sensi interna ai demo-populisti su lavoro ed economia (citofonare salario minimo). Lo testimoniano le alleanze alle prossime elezioni comunali. Fra pochi giorni, 14 e 15 maggio, ci saranno le elezioni amministrative, e Pd e M5S saranno alleati soltanto in sei capoluoghi su diciassette. Il partito di Schlein e il partito di Conte saranno insieme a Brindisi, Latina, Pisa, Teramo, Catania e Siracusa. Molto interessante è il caso pisano, dove nel 2018 il Pd perse le elezioni contro la Lega. E ora? Ora c’è l’alleanza Pd-Cinque stelle, che prima non c’era, e che candida Paolo Martinelli, già presidente delle Acli provinciali a Pisa. E l’accordo demopopulistac’è anche in Molise, dove si voterà alle elezioni regionali il 25 e il 26 giugno. Il candidato è il sindaco di Campobasso dal 2019, Roberto Gravina, espressione dei Cinque Stelle.

Ma i rapporti restano complessi. A guadagnarci qualcosa da queste tensioni a sinistra potrebbero essere i lib-dem (che però si sono frantumati a pochi mesi dalle elezioni europee). Anche perché il Pd ha problemi non soltanto con Conte, ma anche con sé stesso. Sta perdendo pezzi tra riformisti e cattolici. Dopo l’addio del senatore Enrico Borghi, passato a Italia Viva, si è congedata anche Caterina Chinnici, europarlamentare siciliana, che ha traslocato in Forza Italia. Non esattamente una passante, visto che alle elezioni regionali del 2022 in Sicilia era la candidata presidente del centrosinistra.