«Poliziotti negli ospedali». Violenze, l’appello dei medici

Il presidente dell’Ordine Droandi chiede il ripristino di un presidio di sicurezza al San Donato e alla Gruccia. D’Urso replica: «C’è già, anche con i lavori in corso»

ospedale
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Arezzo, 8 maggio 2023 – Chiedono più sicurezza sul posto di lavoro i medici aretini. Lo fanno dopo la brutale aggressione che è costata la vita alla dottoressa di Pisa uccisa proprio da un paziente. E accendono i riflettori sul presidio di polizia all’ospedale San Donato, scatenando un botta e risposta con l’azienda sanitaria sull’argomento. In particolare l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Arezzo ha voluto onorare e ricordare la memoria della dottoressa Barbara Capovani, barbaramente uccisa da un paziente. Lo ha fatto, oltre che aderendo e partecipando alla manifestazione di mercoledì 3 maggio scorso a Pisa, con un sentito ricordo e pensiero all’apertura del convegno sul Consumismo Sanitario tenutosi nella sua sede. Il Presidente dell’ordine, il dottor Lorenzo Droandi ha voluto porre l’accento sul fatto che il gravissimo episodio non sia dovuto al fato avverso, ma invece sia “la chiara conseguenza del generale clima di sfiducia e di sospetto nel quale stiamo vivendo, generato dal falso mito di avere solo diritti e nessun dovere”. “Credo sia necessario- spiega il dottor Lorenzo Droandi- mettere in opera presidi di sicurezza per gli operatori sanitari come il ripristino, previsto a breve, del posto di Pubblica Sicurezza all’Ospedale San Donato e all’Ospedale del Valdarno, ma ancora più necessario uno sforzo comune per lavorare sulla cultura della salute, della sanità e della sicurezza per chi sta lavorando per il bene comune. Il presidio una volta esisteva, poi è stato eliminato, adesso si sta pensando di ripristinarlo.

Averlo, non risolverebbe certo tutti i problemi che sono prima di tutto culturali, ma migliorerebbe la situazione sia per chi lavora in ospedale come i sanitari, che per i pazienti e i loro familiari in visita”.

È il direttore generale della Asl Antonio D’Urso a rispondere sui

posti di polizia negli ospedali. «L’uso della violenza come linguaggio è un fenomeno sociale cui assistiamo da tempo ed è rivolto non solo agli operatori sanitari ma a tutte le istituzioni. Un fenomeno da ricondurre probabilmente a modifiche sociali su cui occorre l’intervento di tutti.

L’Azienda ha avviato da tempo un percorso per aumentare la sicurezza degli operatori sanitari. È in fase di approvazione un documento congiunto con la prefettura per rafforzare l’azione in sinergia con le forze dell’ordine.

La sede del posto di polizia del Pronto soccorso sarà spostata

per effettuare i lavori ma il presidio rimarrà sempre attivo. Certo

è che non può e non deve essere l’unico strumento per ridurre

le aggressioni agli operatori sanitari». D’Urso si sofferma su un

aspetto: «L’Azienda ha fatto un percorso per implementare gli

strumenti di sicurezza passivi e con la riorganizzazione strutturale del Pronto soccorso si prevede il potenziamento sia dei

mezzi di sicurezza passiva che della videosorveglianza».