Perugia, 9 settembre 2017 - «Se volete conoscere un popolo, dovete ascoltare la sua musica» diceva Platone nel ’400 a.c. consegnando alle note quel ruolo universale nel dialogo tra gli uomini che molti secoli più tardi Martin Lutero, con la sua Riforma, avrebbe sancito. «Mentre nel ’500 infuriava la guerra tra gli eserciti cattolici e protestanti infatti, i compositori di diversa appartenenza si spostavano da una parte all’altra d’Europa, imparando gli uni dagli altri». E’ da questo «pilastro» storico che Alberto Batisti, geniale direttore artistico della Sagra Musicale Umbra il più antico festival della regione, è partito in questa 72° edizione per elaborare un cartellone ricco di appuntamenti che vede uno dei punti più alti proprio stasera al Morlacchi con la NDR Elbphilharmonie Orchester, diretta da Juraj Valcuha.

«Eseguiranno – dice Batisti –, la Sinfonia n.5 in re minore op. 107 ‘Riforma’ di Mendelssohn dedicata proprio a Lutero, la cui rivoluzione religiosa divenne fin da subito una rivoluzione liturgica e musicale. I fedeli di Lutero, frate agostiniano, erano chiamati infatti a pregare cantando. Mendelssohn scrive come omaggio alla Riforma protestante una Sinfonia che diventa inno a un’identità religiosa ma soprattutto culturale. In programma stasera anche due poemi sinfonici di Richard Strauss: Don Juan op. 20 e Morte e Trasfigurazione op. 24.».

Grandi i protagonisti in scena.

«Sì, l’orchestra é prestigiosissima. Per la NDR è stata costruita ad Amburgo una sala concerti unica al mondo, perfetta cornice per la funzione di unità spirituale rappresentata dalla musica. A dirigere, un giovane ma straordinario e già celebre e celebrato direttore: Juraj Valcuha, che da tre anni confermo alla Sagra perchè credo in lui e nella sua energia. Un vero cavallo di razza»

La musica come linguaggio universale. Vale ancora oggi?

«Sì. La musica è sempre stato un ponte tra popoli e confessioni religiose diverse e ha resistito anche dentro le guerre, nel passato come oggi. Il pianista che suona tra le macerie di Aleppo è un’immagine fortissima. Se mai si dovesse interrompere questo dialogo tra i portatori di una lingua universale che non ha bisogno di traduzioni, allora l’umanità sarebbe giunta alla fine».

E per lei qual é il ruolo principale della musica?

«L’insegnamento all’ascolto. Il problema della nostra epoca è che nessuno o quasi lo fa. Non sappiamo più ascoltare...».