Grosseto, 13 marzo 2012 - Sono state tutte identificate le otto vittime, le ultime ritrovate all'interno della Costa Concordia. Oltre alla piccola Dayana c'è anche il padre. ''Confermata l'identificazione della piccola Arlotti Dayana fra le vittime della tragedia della Costa Concordia e identificate altre 6 vittime'' tra cui il padre della bambina, William Arlotti. E' questo il comunicato della prefettura di Grosseto. Le altre vittime identificate tra le ultime salme recuperate dalla nave tre cittadine tedesche, Elisabeth Bauer, Brunild Werp e Margrit Blemand, e i due francesi Michael Blemand e Mylene Litzler.

Intanto sono passati due mesi esatti dalla tragedia della Costa Concordia, la nave che si è incagliata e poi è semiaffondata all'Isola del Giglio durante il suo viaggio verso Savona, proveniente da Civitavecchia. Due mesi da quella notte che ha sconvolto il Giglio, l'Italia e il mondo intero, tanta è state l'eco di una delle peggiori tragedie del mare italiane. Un bilancio che sconvolge: 25 morti e 7 dispersi. Per questi ultimi, a due mesi dall'incidente, non ci sono più speranze. Ancora si cerca intorno alla nave per cercare di ritrovare quelle sette persone che mancano all'appello.

Due mesi di lacrime, speranze, dolore, indagini. Due mesi durante i quali la procura di Grosseto ha cercato di far luce sulle cause della tragedia. Procura che ha iscritto nel registro degli indagati nove persone. Tra queste, il comandante Francesco Schettino, attualmente agli arresti domiciliari, personaggio principale sul banco degli imputati e fin dai giorni successivi la tragedia fortemente avversato dall'opinione pubblica per le sue negligenze in parte già acclarate. Con lui sono indagati altri quattro ufficiali e tre dirigenti Costa Crociere.

LA NOTTE DELLA TRAGEDIA

I fotogrammi di quella notte rimarranno negli occhi dei gigliesi, che hanno vissuto in prima persona la tragedia, ma anche dei milioni di persone che hanno seguito in tutto il mondo attraverso internet, la televisione e i giornali le fasi dell'affondamento e della ricerca dei dispersi. La nave, passando vicinissima all'Isola del Giglio per un presunto "inchino" all'isola, in gergo un saluto, colpì uno scoglio alla punta delle Scole alle 21.42. Si aprì uno squarcio sulla parte sinistra dello scafo. L'immensa imbarcazione da oltre 300 metri, con oltre 4000 persone a bordo tra membri dell'equipaggio e passeggeri, che stava compiendo un giro del Mediterraneo, iniziò a sbandare. Quindi si accostò alle scogliere del Giglio fino a inclinarsi di novanta gradi e adagiarsi, con la parte destra rimasta scoperta, sul basso fondale di fronte a Giglio Porto.

IL TERRORE DEI PASSEGGERI, LE SCIALUPPE IN ACQUA E I SOCCORSI

Piatti e parte dei controsoffitti caddero subito al ristorante, mentre tutti stavano cenando. In molti si accorsero che qualcosa di terribile era accaduto. Che iniziò a inclinarsi dopo pochi minuti. Iniziarono da lì dei minuti concitati. Le indagini stanno cercando di appurare la contradditorietà delle informazioni che il personale di bordo forniva ai passeggeri, molti dei quali disabili, tutti o quasi terrorizzati da ciò che stava succedendo. Molti filmati mostrano la corsa verso le scialuppe della gente in preda al panico, che, fuori controllo, non rispettò la regola del "prima le donne e i bambini". Erano 3216 i passeggeri e oltre mille i membri dell'equipaggio.

IL CAOS IN PLANCIA E IL COMANDANTE SCHETTINO

Il comandante Francesco Schettino, comandante di lungo corso e indicato come esperto uomo di mare, è subito al centro dell'attenzione per le molte leggerezze che avrebbe commesso. Dall'avvicinamento sconsiderato alle coste dell'Isola del Giglio, fino alla decisione di abbandonare la nave con ancora molti passeggeri a bordo, pur ricoprendo il grado di comandante. Nei giorni successivi al naufragio, le telefonate con la Capitaneria e un video del Tg5 mostrano le presunte gravi indecisioni dell'ufficiale, che fu subito arrestato. In seguito furono concessi i domiciliari, che poi furono confermati dopo i ricorsi sia della difesa di Schettino, che chiedeva la piena libertà che della procura, che chiedeva un nuovo arresto. Contro il comandante si è scatenata la satira di mezzo mondo su Twitter e Facebook. Schettino avrebbe omesso alla Capitaneria, che chiedeva quale fosse la situazione dopo che gli stessi passeggeri avevano chiamato i carabinieri, il reale danno della nave, non parlando di falla ma di semplice blackout. Molte le telefonate tra Schettino e l'unità di crisi Costa in quei minuti.

IL DOLORE PER I MORTI

I soccorsi scattarono tempestivi, pur nella difficoltà di coordinamento, poi venuta a galla nella registrazione delle telefonate degli stessi mezzi di soccorso. Ma lo spiegamento di forze fu comunque fin dai primi minuti molto ampio visto anche il numero delle persone da portare in salvo. Guardia Costiera, Guardia di finanza, polizia, carabinieri, vigili del fuoco, guardia forestale e tutti gli altri Corpi inviarono subito decine di uomini. Prezioso il lavoro dei subacquei di vigli del fuoco e marina militareper individuare i corpi intrappolati nella nave. Alcuni furono recuperati subito, altri vennero trovati giorno dopo giorno in un ambiente estremamente difficili: i soccorritori dovevano muoversi nel labirinto di una nave rovesciata, dove il soffitto diveniva pavimento e viceversa. Lacrime e dolore sull'isola, dove da subito si sono radunati i parenti dei dispersi. Tra questi la madre della piccola Dayana Arlotti, 5 anni, poi trovata morta dentro la nave. Era in vacanza con il padre.

I PERSONAGGI

Diversi i personaggi che ruotano intorno alla tragedia. Oltre al comandante FRANCESCO SCHETTINO, ci sono la moldava DOMNICA CERMOTAN, ex hostess di bordo della Concordia e in quel viaggio semplice passeggera. Da molti è stata indicata come amica particolarmente vicina al comandante Schettino e avrebbe visto molto nella serata del dramma. L'ufficiale MANRICO GIAMPEDRONI, spezzino, rimase ad aiutare i naufraghi fino all'ultimo. Poi, mentre camminava su una porta al ponte 4 della nave quando lo scafo era già inclinato a novanta gradi, cadde nel locale ristorante. Solo grazie ai soccorsi fu ritrovato oltre un giorno dopo con una gamba rotta. Si salvò miracolosamente. C'è poi il comandante della capitaneria di porto di Livorno GREGORIO DE FALCO, colui che nelle telefonate che hanno fatto il giro del mondo incalzava Schettino inchiodandolo alle sue responsabilità e negligenze. Quindi FRANCO GABRIELLI, a capo della Protezione Civile, che nei giorni successivi coordinò i soccorsi insieme ai vertici dei vari Corpi, instaurando un dialogo speciale con gli abitanti del Giglio, veri eroi della tragedia, che accolsero in porto le migliaia di naufraghi rifocillandoli. Ci sono poi i due SPOSINI SUDCOREANI, la coppia salvata oltre un giorno dopo: erano rimasti intrappolati nella loro cabina e furono tirati fuori sempre grazie alla perizia dei soccorritori. TUTTE LE DONNE DEL CASO SCHETTINO.

L'INCHIESTA

Il fascicolo aperto subito dalla procura portò all'individuazione di diverse ipotesi di reato. Omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di nave (solamente per Schettino), abbandono di persone incapaci, lesioni, omesse comunicazioni. Decine gli interrogatori a cui sono stati sottoposti sia gli indagati (prima due, poi in tutto nove) e i testimoni. Tutto è culminato con laprima udienza dell'incidente probatorio, che si è svolto a Grosseto: avendo dovuto convocare tutte le oltre quattromila parti offese, l'incidente probatorio ha avuto luogo al Teatro Moderno di Grosseto.

I TIMORI PER L'AMBIENTE

Solventi, tinte, metalli pesanti ma anche migliaia di tonnellate di carburante: questo portava la Costa Concordia nei momenti in cui affondò. Subito scattarono le paure per la possibile tragedia ambientale in quello che è considerato un paradiso dei fondali. Per questo fu subito varato un piano per togliere il combustibile, che se fuoriuscito avrebbe fatto strage di flora e fauna marina. L'estrazione di carburante, particolarmente complicata, è stata svolta a cura delle aziende, rispettivamente olandese e italiana, Smit e Neri. Tutto con l'attenzione dovuta anche da parte del ministero dell'Ambiente.

LA RIMOZIONE DELLA NAVE

Sei i progetti arrivati a Costa per rimuovere l'immensa nave. Quattro prevedono il sollevamento e il traino del transatlantico, due invece il taglio pezzo per pezzo. Opzioni, queste, non ben viste da Costa che potrebbe invece optare di recuperare interamente la nave per cercare di rimetterla in grado di navigare.

L'ATTENZIONE MEDIATICA

Il caso del naufragio, che coinvolge decine di nazioni, provenendo i passeggeri da ogni dove,ha avuto un'attenzione mediatica senza precedenti in Toscana. Centinaia i giornalisti da tutto il mondo che nei giorni successivi al naufragio hanno invaso l'isola del Giglio, che nei tranquilli giorni di gennaio si è vista sconvolta, con le attività commerciali, ferme in attesa dell'estate, che hanno riaperto per servire un vero esercito di giornalisti oltre che di operatori del soccorso. Per una vicenda che certo è ancora lontana dal concludersi.

Francesco Marinari