Medico in ospedale (Foto di repertorio)
Medico in ospedale (Foto di repertorio)

La Spezia, 10 novembre 2021 - Ancora nove giorni e avrebbe compiuto un anno. Sprizzava salute e felicità Nicolò, coccolato da papà e mamma, insieme al fratellino venuto al mondo con lui, il 19 novembre del 2020. Ora ai genitori è rimasto solo il gemellino: sta bene, non è rimasto contagiato dalla malattia che, invece, ha portato alla morte Nicolò, dopo un calvario respiratorio breve e letale.

Cos'è il virus sinciziale

Papà e mamma reggono dal dolore immane solo grazie al pensiero delle premure di cui ha bisogno il figlioletto che cerca e non trova il fratellino e agli slanci di solidarietà di cui sono destinatari, qui alla Spezia e dall’Albania. Sì sono originari di Zheje Krujez, una città a 50 chilometri.

E lì riposerà Nicolò. La sua salma da ieri alle 16 è raccolta in una bara bianca in vista dell’ultimo viaggio, previsto per oggi. Il corpino porta i segni di un passaggio chiave per capire, per dare una ragione dalla tragedia: l’autopsia.

E’ stata disposta dalla Direzione sanitaria dell’Asl 5 ed effettuata ieri mattina dal primario del reparto di Anatomia patologica Paolo Dessanti coadiuvato dalla collega Monnalisa Granai. L’ipotesi prevalente sulla causa di morte porta al virus sinciziale: il tampone effettuato alla ricerca dell’agente patogeno lo ha rilevato.

Ma per avere una certezza assoluta occorre aspettare 20 giorni: quelli durante i quali saranno effettuati gli esami istologici. Ieri gli anatomopatologi hanno prelevato i tessuti degli organi vitali. Oggi inizia lo studio al microscopio. Ciò accadrà mentre un carrofunebre dell’agenzia di onoranze funebri Sant’Andrea trasporterà il feretro fino al porto d Brindisi; lì avverrà l’imbarco su una motonave che farà rotta per Durazzo; poi il trasferimento per la meta finale: il camposanto di Zheje.

Nessun attenzionamento del caso da parte della magistratura. Si poteva fare di più nel tentativo di salvare il piccolo? I genitori forse se lo domandano ma, stretti nel loro dolore, non muovono rilievi e rifuggono dal cronista. "Verrà il tempo di parlare..." dice il papà.

Resta la ricostruzione dell’Asl 5: quando il bambino è arrivato al Pronto soccorso, nel pomeriggio di domenica, i genitori hanno riferito al personale sanitario che aveva da circa 24 ore una tosse molto forte. Subito il piccolo veniva sottoposto a triage e al tampone antigenico per il Covid, che risultava negativo.

La situazione si è poi rapidamente aggravata a causa dell’insufficienza respiratoria. Nella serata di domenica era stato chiesto l’intervento del rianimatore per il trasferimento immediato all’ospedale Gaslini di Genova. L’opzione veniva però poi scartata, a causa della grave instabilità clinica del bambino: il viaggio in ambulanza avrebbe ulteriormente peggiorato le cose. E’ stata quindi l’equipe della terapia Intensiva del Gaslini ad intervenire all’ospedale Sant’Andrea.

E’ intervenuto lo stesso responsabile della Rianimazione per cercare di risolvere la situazione. L’impegno è stato incessante; per oltre un’ora e mezzo. I medici non volevano arrendersi a vedere strappata via quella vita così giovane. Mentre i genitori erano in attesa, disperati. Purtroppo i ripetuti tentativi di rianimare il bimbo, che si sono protratti fino alle 4 del mattino, sono risultati vani. Il piccolo è deceduto per arresto cardio-circolatorio.

Il sospetto è che ad innescare il processo devastante sia stato il virus sinciziale, un virus che contratto nei primi mesi di vita provoca forme di bronchiolite gravi, con manifestazioni cliniche nelle basse vie respiratorie, mentre nei bambini più grandi e negli adulti si risolve con sintomi lievi, come rinofaringite, febbre o tosse. Ma per avere un quadro chiaro del decesso occorre aspettare venti giorni.