Una giornata nera, per contagi, decessi, ricoveri. I nuovi positivi registrati ieri sono stati 791, con un incremento del 41,5% rispetto allo stesso giorno della settimana precedente.Il numero più alto registrato dal 19 agosto quando furono 844 e prima dell’ondata estiva superato il 6 maggio con 861. Purtroppo ci sono stati anche 5 decessi. In aumento i ricoveri a quota 317 (5 in più rispetto al giorno prima), di cui 47 in terapia intensiva (uno in più). La Toscana non è ancora a rischio zona gialla. Il tasso di incidenza settimanale su 100mila abitanti è di 123 (con una notevole variabilità: da 172 a Massa a 91 a Prato). Superiore ai 50 ma ancora inferiore ai 150. Per entrare in giallo si deve superare la soglia dei 50 nuovi casi settimanali per 100mila abitanti e contemporaneamente avere un tasso di occupazione delle terapie intensive del 10% e dei reparti ordinari del 15%. Nel caso in cui, invece, si superi la soglia dei 150 casi, per far scattare il giallo basterà raggiungere uno dei due parametri. La situazione dei ricoveri in Toscana non desta particolare preoccupazione: ieri erano 317 i pazienti con il Covid ospedalizzati, per arrivare alla soglia critica del 15% ci sono altrettanti letti a disposizione. Tuttavia sono occupati 47 letti in terapia intensiva, il 10% della soglia critica sarà superato con un’occupazione di 57 letti.

Firenze, 9 dicembre 2021 - "I numeri aumentano e cresce il tasso di positività. Anche se dobbiamo stare attenti a interpretare i dati che dopo i giorni festivi sono alterati dal fatto che si fanno meno tamponi e più concentrati sulle prime diagnosi". Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene all’Università di Firenze analizza la situazione.
Professore, come dobbiamo interpretare la crescita?
"Mi preme sottolineare come lo scorso anno, con la seconda ondata, gli incrementi e la pendenza delle curve fossero molto diversi rispetto a ciò che osserviamo oggi. Questo ci dice che la situazione è stata tenuta maggiormente sotto controllo grazie all’effetto delle vaccinazioni. Non dobbiamo dimenticarlo. Noi, con Spagna e Portogallo, grazie a una copertura vaccinale più elevata, abbiamo assistito più tardivamente alla crescita della curva epidemica e in una forma più mite rispetto a paesi come Germania, Austria e a quelli dell’Est, questi ultimi letteralmente travolti dal Covid per un’adesione scarsa alla campagna di vaccinazione".
Chi è maggiormente coinvolto nel contagio?
"C’è stato un progressivo abbassamento dell’età dei contagiati, che da un lato spiega come non ci sia un corrispondente aumento dei ricoveri e delle presenze in terapia intensiva. Dall’altra parte questo ci deve far preoccupare della copertura della popolazione più giovane. Soprattutto alla vigilia della campagna vaccinale destinata ai bambini tra i 5 e gli 11 anni".
Come convincere i genitori dell’importanza della vaccinazione?
"Davanti ai dati presentati dal comitato Acip ad inizio novembre negli Stati Uniti chi dice di aspettare commette un serio errore. Dal primo marzo 2020 al 10 ottobre 2021 negli Usa ci sono stati 1,9 milioni di casi positivi tra i 5 e gli 11 anni, 8.300 sono stati ospedalizzati, 2.316 hanno sviluppato sindromi infiammatorie multisistemiche e 94 sono morti. Dati impressionanti. Non vacciniamo i bambini per proteggere adulti e anziani, quella è una ricaduta positiva aggiuntiva, ma per proteggere loro da una malattia che può essere grave anche in età infantile".
I dati di sicurezza ci sono?
"Sì e sono molto buoni. Anche i rarissimi casi di miocardite modesta osservati nei maschi adolescenti nei bambini non si sono visti".
Arriveremo a Natale senza ulteriori restrizioni?
"Se dovessimo passare in zona gialla tutto sommato le restrizioni sarebbero modeste. In arancio già la situazione cambierebbe. Nulla si può escludere. Rimanere aperti ci espone maggiormente ma se ci proteggiamo con la terza dose, il distanziamento e le mascherine, potremmo abbassare la curva senza le restrizioni cui fummo costretti lo scorso anno".
Sembra che la demonizzata variante Omicron dia sindromi molto leggere. C’è da fidarsi?
"Bisogna ancora osservare meglio i dati. C’è da distinguere se i sintomi leggeri siano stati manifestati nella popolazione vaccinata. Nell’immunizzato l’espressività clinica è ridotta".
Ma se fosse così, più diffusiva e meno aggressiva, potremmo sperare di uscire dalla pandemia ed entrare in una fase endemica?
"Nessuno lo sa ancora. In biologia questa possibilità ha una sua logica. Lo insegniamo anche all’università: i virus per affermarsi inizialmente sono molto aggressivi, ma vanno contro i loro interessi se uccidono chi li ospita. Man mano che si adattano diventano meno aggressivi, ma ancora bisogna capire se questo virus sia già a quello stadio. Ciò che potrebbe impedirgli di diventare meno aggressivo sarebbe la difficoltà a trasmettersi. Abbiamo a che fare con una pandemia da coronavirus, mai descritta nella storia. Per questo bisogna procedere con tutte le cautele, pur sperando che sia così".













Il grafico CovidStat/Infn: i ricoveri in Toscana