Firenze, 5 aprile 2021 - La Toscana ha somministrato fino alle 10 del lunedì di Pasquetta 747.020 dosi di cui 530.879 prima dose e 216.141 seconda dose; gli over 80 vaccinati sono stati 228.994 di cui 157.704 prima dose e 71.290 seconda dose. È stato raggiunto l'obiettivo di 200mila dosi entro Pasqua agli over 80.  

Le regioni con la percentuale maggiore di somministrazioni rispetto alla dotazione sono, al giorno di Pasqua, il Veneto (96,6%), Provincia autonoma di Bolzano (95,6%), Valle d'Aosta (94,5%), Molise (93,8%), quella con la minore percentuale è la Calabria (79,3%).

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Nel dettaglio: Abruzzo (87,6%), Basilicata (88,5%), Calabria (79,3%), Campania (88,7%), Emilia-Romagna (89,2%), Friuli Venezia-Giulia (89,6%), Lazio (88,9%), Liguria (84,9%), Lombardia (86,8%), Marche (85%), Molise (93,8%), Provincia autonoma Bolzano (95,6%), Provincia di Trento (92,6%), Piemonte (86,6%), Puglia (83,8%), Sardegna (83,3%), Sicilia (87,6%), Toscana (92,5%), Umbria (88,2%), Valle d'Aosta (94,5%), Veneto (96,6%).

"La Toscana - sottolinea Giani - è tra le cinque regioni che hanno coperto tutte le Rsa e tra le sette che hanno coperto tutti gli ospedali con Pfizer, ancor prima dell'obbligo vaccinale introdotto dal governo".

La velocità di vaccinazione dipende dalle dosi a disposizione, è evidente. La Toscana è potenzialmente in grado somministrare un milione di vaccini al mese, grazie, secondo la Regione, a una organizzazione “multicanale”: strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali; punti vaccinali e grandi hub su tutto il territorio regionale; la medicina generale con una rete di circa 2.500 vaccinatori (medici di famiglia); i portali di prenotazione e di registrazione. La campagna vaccinale anti-Covid in Toscana è stata avviata il 27 dicembre 2020.

“Abbiamo costruito una macchina vaccinale in grado di somministrare 30mila vaccini al giorno, questa è l'attuale potenza di fuoco della Toscana”, è stato detto a marzo scorso dalla Regione.  La Toscana è riuscita a raggiungere proprio prima di Pasqua anche il record di 50mila dosi in un giorno. Mercoledì prossimo il consiglio regionale è chiamato a discutere la possibilità di istituire una commissione d'inchiesta e una commissione speciale.

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Ma analizziamo le criticità, cosa non è andato in questa potenza di fuoco.

Vaccinazioni over 80 e medici di famiglia

L'accordo con i medici di famiglia per la vaccinazione a chiamata diretta degli ultraottantenni è stato faticoso e lungo. Doveva essere pensato prima e firmato subito. Tuonano da Fratelli d’Italia: “Il 26 novembre la Federazione italiana medici di medicina generale aveva dato la sua disponibilità alla Regione per la campagna vaccinale ma solo l'11 febbraio è stato sottoscritto un accordo. In quei tre mesi cosa è stato fatto?”.

Già, cosa è stato fatto? Da febbraio ad oggi la vaccinazione agli over 80 è andata a scartamento ridotto con un miglioramento tra fine marzo e inizio aprile. La continuità di approvvigionamento dei vaccini Pfizer garantisce un maggior quantitativo per medico di famiglia vaccinatore (il lunedì le dosi vengono ritirate, dal martedì al venerdì le somministrazioni, come copione consueto, ma alcuni medici vaccinano anche sabato e domenica).

Colpe? “Difficile dare colpe – sottolineano dall’Ordine dei medici di Firenze - anche perché la nostra Regione rimane una delle prime per numeri di somministrazioni e non scordiamo mai la complessità di questa epidemia. Possiamo trovare però delle motivazioni di natura organizzativa. E’ mancato un numero sufficiente di vaccini. E la strategia nazionale di puntare sin dall'inizio e solo con Pfizer per gli over 80 ha avuto delle ripercussioni”.

In secondo luogo c'è un problema di scelte. Fondamentale problema di scelte: “Tutto il personale non sanitario ospedaliero ha ricevuto dosi Pfizer e questo è un fatto discutibile, perché avrebbero potuto avere AstraZeneca al pari di altri coetanei, visto che è un vaccino altrettanto sicuro e affidabile, lasciando quelle dosi agli over 80 – spiega ancora l’Ordine dei medici di Firenze -  Infine ci sono state forse tempistiche troppo lunghe nella definizione degli accordi, certo giustissimi, ma non indispensabili in questa fase, perché per i medici vaccinare è un dovere professionale prima ancora che deontologico. Tutti i medici sono sempre stati disposti a farlo e continueranno ad esserlo. Infine ancora una volta sono emersi quei problemi burocratici, vera croce del nostro Paese, che persino in questa emergenza hanno frenato la campagna”, conclude l’Ordine.

Lo sottolineiamo: sono stati vaccinati con Pfizer tutti i dipendenti delle Asl anche quelli non in prima fila. Amministrativi in ufficio, amministrativi in smart working, idraulici, giardinieri, elettricisti, geometri, manutentori in genere. E le Aziende ospedaliere hanno vaccinato con Pfizer anche gli operai dei cantieri che lavorano alla ristrutturazione di reparti e corsie.

Polemiche, accuse, proteste. C’è chi è arrivato a indicare in 40mila le dosi di vaccino somministrate inappropriatamente. Sono state presentate in procura denunce ed esposti da Codacons, cittadini, partiti.    

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Il sistema di prenotazione

Salvati gli over 80 chiamati direttamente dai medici di famiglia, gli over 70 hanno dovuto prenotare via piattaforma regionale con un computer a disposizione. Sistema complicato per chi, a quell'età, non è digitalizzato. Se proprio quel sistema era ritenuto il migliore perché non sono stati messi in campo sindacati dei pensionati e associazioni del sociale a supporto degli anziani come avviene ad esempio per la dichiarazione dei redditi?

Si sono dovuti invece trovare soluzione di fortuna. Nipoti ‘pagati’ a peso d'oro per ‘aggeggiare’ sulla tastiera oppure far ricorso al volontariato come cittadini che si sono messi a disposizione del condominio, parrocchie che hanno messo i boy scout al video, disoccupati che si sono inventati il nuovo lavoro di consulente di prenotazione.

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Le strutture sul territorio

Nel Lazio la vaccinazione procede a gonfie vele. Perché? Velocità, coordinamento, regole ferree. E catena corta. Come il modello israeliano. Ripete l’assessore alla Sanità laziale  Alessio D’Amato. Quindi prenotazioni online, criterio anagrafico, invio di sms con data e luogo. Diffusione di molteplici luoghi dove vaccinarsi. Tutto ciò ha portato il Lazio ad essere la prima regione italiana per copertura vaccinale dei cittadini con più di 80 anni.

Venti hub sanitari regionali ereditati dalla prima fase della pandemia per test e ricoveri più alcuni hub straordinari creati in posti normalmente destinati ad altre attività come l'auditorium Parco della musica, la Nuvola di Fuksas, la stazione Termini, il parcheggio di Fiumicino. Strutture esistenti riconvertite e tensostrutture montate dalla Croce Rossa.

Perché il modello Lazio non è stato preso ad esempio e replicato? Perché in Toscana è stata ignorata la possibile collaborazione con la Croce Rossa per moltiplicare gli hub esistenti con nuovi realizzati con tensostrutture?

Le tecnologie esistenti e innovative

La storia di ogni toscano è racchiusa nel Fse. Cos’è? Come spiega la Regione: “Un unico punto di accesso comodo, sicuro e sempre disponibile alla tua storia sanitaria, per gestire in modo semplice il proprio Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) e accedere agli altri servizi di sanità digitale di Regione Toscana”. Perché non si è fatto riferimento in primis al Fse per conoscere lo stato di salute di chi doveva vaccinarsi invece di chiedere al cittadino di dimostrare chi era, quanti anni aveva e di che malattie era affetto cronicamente o per disabilità?

E a cosa serve l’ancora più semplice tessera sanitaria se non viene sfruttata in situazioni complesse come l’emergenza pandemica e la macchina delle vaccinazioni di massa per facilitare le prenotazioni? A registrare il pagamento delle medicine in farmacia per detrarre i costi dai redditi? Un po’ troppo poco.

Le conoscenze pregresse

Fino ad ottobre 2020 la Regione Toscana è stata amministrata dal presidente Enrico Rossi e dalla sua giunta con Stefania Saccardi alla guida della Sanità. Dopo le elezioni regionali e i tempi tecnici si è insediato il nuovo presidente della Toscana, Eugenio Giani, la sua giunta con Simone Bezzini alla Sanità.

Perché non ci si è avvalsi delle esperienze passate, quelle che avevano fatto fronte al primo lockdown e picco di contagi della primavera 2020? Eppure anche dall'ex presidente Rossi, in via del tutto riservata, è stata data disponibilità a mettere a disposizione conoscenze, consigli, strategie.

Perché non si è creato un Cts, un comitato tecnico scientifico ristretto a livello regionale con il direttore generale dell’assessorato Carlo Tomassini e i tre direttori delle Asl toscane che quotidianamente si rapportasse con Bezzini e Giani, semmai allargato a figure di spicco della sanità toscana come il responsabile della Prevenzione dell’Asl Toscana centro Renzo Berti e come il direttore del coordinamento maxi emergenze dell’Asl Toscana centro Federico Gelli?