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Stadio ko: «Giocheremo il campionato a Camaiore»

Baroni e i bianconeri "migranti": troppo cari i lavori del contratto per  il "Bresciani"

di SIMONE FERRO
Ultimo aggiornamento il 1 luglio 2018 alle 08:30
Cristiano Baroni

Viareggio, 1 luglio 2018 - Si va verso lo scontro totale fra il Viareggio (inteso come società e tifosi) e l’amministrazione comunale. Il capitolo «stadio chiuso» ha inasprito non poco i rapporti tra le varie parti in causa. E ieri mattina più di un viareggino ha sbottato all’incontro-confronto indetto dalla dirigenza del Viareggio 2014 proprio allo stadio dei Pini che viveva l’ultimo giorno da agibile. «È l’ultimo baluardo della viaregginità che ci è rimasto. Non potete toglierci anche questo», l’accorato appello della calda tifoseria organizzata del Viareggio.

TONI subito accesissimi durante questo raduno proprio sui gradoni del «Bresciani». In quest’agorà dove tutti hanno preso la parola, il presidente della società bianconera, l’avvocato Cristiano Baroni, ha cercato di fare il punto della situazione: «In questo stadio abbiamo messo più di 100mila euro in due anni per i costi di gestione. L’unica alternativa che avevamo era rinnovare il contratto di comodato, ma sarebbe stato un suicidio economico e non sarebbe cambiato niente. Perché di soldi non ce ne sono. Non ne abbiamo. E se avessimo firmato nuovamente per quel contratto avremmo dovuto sobbarcarci noi le ingenti spese, altrimenti lo stadio sarebbe rimasto chiuso lo stesso. Dopo la firma, se in due o tre giorni se non fosse stato aperto il cantiere dei lavori per rendere agibile lo stadio, l’impianto sarebbe stato comunque chiuso agli spettatori». I lavori in questione sono costosissimi, ha spiegato il perito Luca Pellegrini, che con l’ingegnere Gianluigi Ottani aveva seguito per la società bianconera i risanamenti effettuati mesi fa per prolungare il nulla-osta della commissione di vigilanza: «Si parla di centinaia di migliaia di euro».

«QUALCUNO ha da offrirmi un’alternativa?», ha chiesto ai tifosi, a braccia aperte, il presidente Baroni. Dopo qualche momento di tensione e parole grosse, la situazione è tornata più calma e Baroni ha proseguito nell’illustrare la situazione: «Il sindaco Del Ghingaro non mi ha voluto ascoltare. Se non abbiamo l’interlocutore giusto, cosa dobbiamo fare? L’appuntamento in Comune ci è stato dato per l’11 luglio ma è una data troppo ravvicinata ai termini dell’iscrizione al prossimo campionato di Serie D. Campionato che noi disputeremo comunque perché l’iscrizione del Viareggio non è minimamente a rischio. Ma giocheremo le partite casalinghe allo stadio di Camaiore. Non so quante: può darsi quattro, o dieci, oppure tutte».

A QUESTO punto l’idea di vivere la prossima stagione, quella del centenario della società calcistica, lontanto da Viareggio, ha scatenato di nuovo i tifosi di ogni età. E c’è chi ha gridato a gran voce: «Questa battaglia facciamola insieme». L’amministratore delegato Federico Raffo ha insinuato il dubbio: «Chissà che l’intento del Comune non fosse volutamente quello di metterci in questa situazione di imbarazzo. Di farci litigare fra noi, mettendo i tifosi contro la società. A pensar male si fa peccato... ma spesso ci si indovina». E su questo Baroni, Raffo e anche molti altri presenti sono stati d’accordo: «Il Comune ha già il suo piano B. Ed è probabile che lo stadio finisca nelle mani di chi ne ha bisogno a marzo». L’innominato è stato individuato nella persona di Alessandro Palagi, presidente del Cgc, con riferimento al periodo del torneo mondiale di calcio giovanile.

 

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