Federico Magrini, primo centravanti dell’Esperia, insieme a Giulio Giannessi e Paolo Guidi, primi portieri di Sporting Club Viareggio
Federico Magrini, primo centravanti dell’Esperia, insieme a Giulio Giannessi e Paolo Guidi, primi portieri di Sporting Club Viareggio

Viareggio, 20 marzo 2019 - La cifra è tonda. E anche importante, di quelle che al solo pronunciarla, possono tremare le gambe per l’emozione e la commozione. Perché quando si arriva a spegnere la candelina numero 100, qualcosa alle spalle deve essere rimasto. Da ricordare e da celebrare. Viareggio, speriamo non solo quella ‘sportiva’, festeggia oggi il compleanno della società bianconera, nata ufficialmente nello studio del notaio Ciro Casella il 20 marzo 1919, per effetto della fusione e l’unità di intenti di sei club cittadini dell’epoca, in ordine rigorosamente alfabetico, Aquila, Celeritas, Esperia, Garibaldi, Libertas e Vigor. Se cento anni fa, questi erano i giorni delle grandi speranze, della voglia di crescere e di farsi largo, a distanza di un secolo la situazione è molto diversa: con l’impianto sportivo ‘principe’, lo stadio dei Pini-Bresciani chiuso e in attesa di conoscere il destino futuro (ristrutturazione o demolizione), anche la società calcistica bianconera non se la passa tanto bene, in campo e fuori. E anche il Centro Giovani Calciatori, che da settantuno anni organizza la Coppa Carnevale & Viareggio Cup, ha dovuto fare salti mortali per ovviare all’indisponibilità dei ‘Pini’, dimostrando di possedere sette vite e trovando in men che non si dica, grazie a contatti consolidati nel tempo, una soluzione esterna alla Spezia, ma salvaguardando Viareggio e anche alcune località della zona dal punto di vista economico, visto che 32 delle 40 squadre partecipanti hanno alloggiato in zona, portando denaro fresco e dando ossigeno al prodotto interno lordo viareggino.

Insomma il Centro è riuscito a dare un colpo di reni alla... Cipollini per garantire lunga vita al torneo superando l’ultima trappola. Nell’anno del centenario, certo nessuno si aspettava - soprattutto gli sportivi - che il pallone bianconero viareggino fosse così sgonfio: se il presente è figlio del recente passato, per cercare di orientarsi in quel che sta accadendo in campo e fuori attorno alla squadra, sarà bene non perdere di vista quanto è accaduto negli ultimi anni, dove probabilmente l’ego ha spesso preso il sopravvento su decisioni che avrebbero potuto essere choccanti ma indispensabili per garantire un futuro meno accidentato alla società.

Senza dimenticare la questione impianti: al di là della chiusura dello stadio dei Pini-Bresciani (con un futuro incerto tutto da scrivere), c’è anche da sottolineare come in città e nel territorio comunale manchi un impianto adeguato dove disputare almeno una partita ufficiale anche per la Viareggio Cup. E questo a ben vedere è ancora più clamoroso della chiusura dello stadio. Tanto per affondare il coltello nella piaga, il vicino comune di Camaiore possiede tre campi con terreno sintetico (la Viareggio Cup si gioca a Lido e a Capezzano), Viareggio è ancora fermo a zero. E i politici che hanno avuto la chiavi del Palazzo prima del dissesto farebbero bene a recitare tanti mea culpa... prima di prendersela con chi si è trovato il cerino acceso in mano.