"Sabato sera ho sentito la voce di Samuele che mi chiamava. E’ stato come se mio figlio volesse chiedermi aiuto. Non ci crederà, ma è così. E so che prima o poi lo sentirò ancora, so che mio figlio troverà il modo di farsi vivo ancora. Ne sono sicura". Simona Bottazzi si aggrappa alla sua fede, l’unico balsamo che riesce a lenire il dolore. Il più ingiusto dei dolori: la perdita di un figlio. Samuele Ventrella aveva 25 anni, e proprio sabato sera ad oltre trecento chilometri da casa è morto per un attacco cardiaco. Un malore che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato causato da un abuso di cocaina e hashish. Un mix micidiale, consumato in spiaggia insieme al padre. Anche lui, Gerardo Ventrella, è ricoverato in ospedale per una grave intossicazione da droga, è in rianimazione e le sue condizioni sono disperate. "Ho salutato Samuele venerdì, e non lo vedrò mai più sorridere. Mai più. Non...

"Sabato sera ho sentito la voce di Samuele che mi chiamava. E’ stato come se mio figlio volesse chiedermi aiuto. Non ci crederà, ma è così. E so che prima o poi lo sentirò ancora, so che mio figlio troverà il modo di farsi vivo ancora. Ne sono sicura". Simona Bottazzi si aggrappa alla sua fede, l’unico balsamo che riesce a lenire il dolore. Il più ingiusto dei dolori: la perdita di un figlio. Samuele Ventrella aveva 25 anni, e proprio sabato sera ad oltre trecento chilometri da casa è morto per un attacco cardiaco. Un malore che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato causato da un abuso di cocaina e hashish. Un mix micidiale, consumato in spiaggia insieme al padre. Anche lui, Gerardo Ventrella, è ricoverato in ospedale per una grave intossicazione da droga, è in rianimazione e le sue condizioni sono disperate.

"Ho salutato Samuele venerdì, e non lo vedrò mai più sorridere. Mai più. Non riesco nemmeno ad immaginarlo il futuro adesso". Le tremano le parole in gola, ma Sonia ha bisogno di gridare al mondo chi era Samuele, quel bambino che, quando era una ragazzina, ha voluto contro tutto e contro tutti. "Samuele – racconta – non era un drogato. Era un ragazzo di cuore grande, non conosceva cattiveria. Era un ragazzo che aveva sofferto e che da un anno aveva trovato la sua strada, nel lavoro, con gli amici".

Dopo vari contratti a termine, rinnovati di tre mesi in tre mesi, finalmente era arrivata la sicurezza: il contratto a tempo indeterminato, sogno e conquista di tanti giovani. Nella fabbrica di pezzi per macchine agricole, Samuele Ventrella lavorava alla pressa: "Un compito pesante – aggiunge Sonia – che necessitava forza e lucidità. Veniva controllato per svolgere quel lavoro. Ed era apprezzato. Era diventato molto amico di un collega di cui aveva anche battezzato la figlia. A lui affidavano le bambine come ad uno di famiglia, come ad uno zio...". Amava quelle piccoline Samuele, le ricopriva di attenzioni. Le stesse che, forse, ha cercato da bambino. Quando si è dovuto scontrare con la storia d tossicodipendenza del padre Gerardo, quando ha attraversato la separazione dei genitori, quando si sedava a tavola a casa degli amici e vedeva le loro mamme e i papà abbracciarsi.

"Nonostante il padre avesse una vita travagliata, ho sempre seguito le indicazioni dei giudici minorili - racconta Sonia - e non ho impedito a mio figlio di frequentarlo. Sono sincera, gli era molto legato". Sonia ha conosciuto Gerardo giovanissima, ancora minorenne: un amore complicato ma forte, ostacolato dalla madre che la spedì in Sardegna a lavorare nella pizzeria di famiglia per dimenticarlo. Ma al rientro a Torino, la coppia si riunì e la ragazza , che tornò a fare la parrucchiera come anni addietro, rimase incinta: il 25 luglio 1995 Samuele venne alla luce.

"L’ho desiderato tanto, l’ho voluto, nonostante la difficile situazione. Ma in casa l’atmosfera era insostenibile – prosegue Sonia – il padre continuava ad avere brutte frequentazioni anche in presenza del bimbo...". Così decise di andarsene con il piccolo di sei anni. Più tardi lui, da ragazzino, conobbe Erica, la fidanzatina storica per sette anni. "E’ stata un punto di riferimento nella sua vita, una grande gioia dopo troppa sofferenza".

"Non so cosa sia potuto accadere sabato scorso - conclude Sonia – so solo che mio figlio non c’è più. So che devo essere forte per lui e riportarlo a casa...". Ma non è facile neppure questo, in famiglia a lavorare è solo il suo compagno e le spese sono tante. Per aiutare Sonia a riportare Samuele a Torino gli amici hanno aperto una pagina Facebook, “Riportiamo a casa Samuele Ventrella“, dove ci sono le indicazione per poter sottoscrivere una raccolta fondi per pagare le spese di trasporto del feretro. Intanto Sonia prega, crede, attende i segnali che ogni mamma, privata del sangue del suo sangue, interpreta come parole d’amore. Gli amici di Samuele la inondano di messaggi. La vita, già complicata, prosegue nei ricordi di ogni gesto, di ogni vezzo, di ogni momento che ha scalfito questo quarto di secolo, suo e del figlio, finito tragicamente sabato sera.

Un sabato sera che adesso i carabinieri della compagnia di Viareggio, condotti dal comandante Edoardo Cetola, vogliono ricostruire. La procura ha aperto un fascialo per morte in conseguenza di altro reato, per questo i militari sono sulle tracce del pusher che ha ceduto la droga ai Ventrella. Oggi l’autopsia sul corpo di Samuele a potrà aggiungere un’altra, dolorosa, certezza in questa storia tragica.

Isabella Piaceri