I familari delle vittime davanti alla Corte d’Appello
I familari delle vittime davanti alla Corte d’Appello

Viareggio, 10 aprile 2019 - La strage ferroviaria di Viareggio e il naufragio della Costa Concordia s’incrociano. Ad avvicinare le due tragedie dal punto di vista giurisprudenziale è stato il procuratore generale Luciana Piras al processo d’appello a Firenze per il disastro del 29 giugno 2009. Nelle controrepliche dell’accusa, il pg ha depositato la sentenza della Cassazione nei confronti dell’ex comandante Francesco Schettino, condannato a 16 anni di reclusione. Secondo il procuratore Piras, i vertici delle aziende a processo per la strage ferroviaria sarebbero responsabili di condotte omissive perché avrebbero dovuto verificare le condizioni di mezzi e infrastrutture, evitando dunque i pericoli della circolazione in condizioni non di sicurezza. Facendo un parallelo col naufragio della Concordia all’isola del Giglio, in cui il 13 gennaio 2012 morirono 32 persone, Luciana Piras, citando proprio la sentenza di condanna della Cassazione, ha spiegato che a Schettino non furono date informazioni che avrebbero potuto evitare il disastro e che lui certamente avrebbe dovuto chiederle, così come i vertici di Rfi, Fs Logistica e le società tedesche e austriache imputate per la strage di Viareggio avrebbero dovuto effettuare le dovute verifiche sui materiali rotabili e sull’infrastruttura.

Il procuratore generale Piras ha richiesto le condanna nei confronti degli imputati tedeschi e austriaci, amministratori e tecnici di Gatx Rail Austria, la società titolare del carro che sviò e prese fuoco alla stazione di Viareggio, e Officine Jugenthal di Hannover, dove fu fatta la manutenzione dell’asse del vagone spezzatosi prima dell’incidente, con pene che vanno da sette anni e 6 mesi a otto anni e 10 mesi, scontate di 6 mesi rispetto al primo grado per la prescrizione scattata nel maggio 2018 per i reati di incendio colposo e lesioni personali colpose. Il pm di Lucca applicato all’appello, Salvatore Giannino, ha formulato invece la richiesta di condanna per gli altri imputati: quindici anni e 6 mesi per Mauro Moretti, sia come ad di Rfi sia come ad di Fs; quattordici anni e 6 mesi per Michele Mario Elia, ex ad Rfi, e sette anni e 6 mesi per Vincenzo Soprano, ex ad Trenitalia. Le richieste considerano 6 mesi di taglio per la prescrizione di alcuni reati.

In aula ieri, come per tutte le udienze di primo e secondo grado, c’erano i familiari delle 32 vittime della strage. Che oggi rinunceranno a partecipare alla conferenza stampa per la presentazione del rapporto annuale per la sicurezza ferroviaria redatto da Ansf: «La presenza in aula d’appello per il processo sulla strage – spiega il presidente dell’associazione Il mondo che vorrei, Marco Piagentini – , ci impone una scelta obbligata anche se dolorosa. Tuttavia ci teniamo a sottolineare quanto importante sia il lavoro dell’Agenzia se svolto in trasparenza. La stessa trasparenza che chiediamo al Ministro dei Trasporti Toninelli attraverso la modifica dell’Atto di Governo numero 74». Ovvero il decreto legislativo per l’ttuazione della direttiva dell’Unione Europea 2016/798 sulla sicurezza delle ferrovie. «La sicurezza ferroviaria non può essere sapere e informazione di pochi – cnclude – ma trasparente, per far si che non succeda un’altra Viareggio».