Carabinieri
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Camaiore (Lucca), 6 febbraio 2019 -  Uno scambio di messaggi tra un ragazzo e una ragazza. Tenerezze che però hanno scatenato un’incontenibile violenza. Proprio quei messaggini avrebbero acceso la gelosia di Federico Palmerini, artigiano camaiorese di vent’anni, che martedì sera, accecato dal livore, ha preso a sprangate il ragazzo che vedeva come ‘rivale’: Nicolò Naitana, di un anno più grande. Con un colpo sul volto gli ha spaccato il setto nasale, e per un’emorragia alla testa Nicolò è stato operato d’urgenza all’ospedale di Livorno, dove adesso è ricoverato in terapia intensiva. «Le sue condizioni – riferiscono fonti sanitarie – sono critiche».

Tutto si è consumato in pochi minuti. Nicolò era al bar della frazione di Casoli, ‘La Frana’, passa lì gran parte delle sue serate, quando in giro per la Versilia, soprattutto d’inverno, non c’è molto altro da fare. Ed era lì anche lunedì, quando, intorno alle 20.30, dalla porta del locale si è affacciato Federico. I due si conoscono, su e giù per quelle colline i ragazzi si conoscono tutti. I giri sono sempre gli stessi, le espressioni nelle foto pure, le passioni...

«A un certo punto – racconta il titolare del bar – questo ragazzo è entrato e l’ha chiamato. Devo essere sincero, non ci ho fatto nemmeno caso. Non so cosa gli abbia detto. Ma ho visto Nicolò alzarsi e uscire». Il barista è rimasto dietro il suo bancone: quattro chiacchiere di pallone con i soliti clienti, la lavastoviglie da gestire. Nicolò, forse, sapeva già cosa Federico gli avrebbe detto. Magari anche a muso duro, «lascia perdere quella ragazza». Invece, in mezzo a quella stradina in salita, è arrivata la sprangata. «Dopo poco – prosegue il barista – ho visto rientrare Nicolò, era pieno di sangue».

Nemmeno un lamento, il volto contratto e la schiena dritta. Nicolò è un ragazzone, il suo fisico scolpito dalla palestra è quello di un uomo. «E’ rimasto in piedi, ho chiamato l’ambulanza e sua madre che vive qualche casa sopra», prosegue il titolare del bar. Sono arrivati i carabinieri, che Nicolò ha atteso seduto sulla sella del suo motorino. Ha racconta tutto ai militari, prima di essere accompagnato al pronto soccorso. E mentre l’ambulanza accompagnava la vittima in ospedale, poco distante dal bar i carabinieri hanno rintracciato il suo aggressore. Federico ha allungato la barra di ferro ai militari e ha confermato tutto. Così è scattato l’arresto, con l’accusa di lesioni gravi; e l’autorità giudiziaria ha disposto i domiciliari. Nel frattempo i medici del Versilia disponevano il trasferimento di Nicolò a Livorno, per un intervento d’urgenza. «Il dolore è insopportabile, ma non auguro male a nessuno. Ci penserà la coscienza. – si sfoga Veronica, la madre –. E Nicolò, tu sei parte di me. Non molliamo. Perché insieme ce la faremo».

Martina Del Chicca

Isabella Piaceri