Viareggio, 4 marzo 2018 - "Quell'amore fra i tigli sembra amore, ma amore non è...". E probabilmente il poeta di Viareggio, Egisto Malfatti, non avrebbe mai immaginato che quei suoi versi dedicati alle donnine dei tigli avrebbero un giorno fotografato una situazione di degrado morale in cui oggi versa la cara, vecchia pineta dove accade che ragazze e donne, cadute nella rete della tossicodipendenza, si concedano a personaggi loschi e senza scrupoli a tutte le ore fra i pruni e le more, ma (non più) per poche lire e per tutte le età, bensì per una misera dose di cocaina.

E’ quanto emerge da una complessa indagine del comando provinciale dei Carabinieri di Lucca che ha applicato sei misure cautelari personali, di cui un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di un marocchino e cinque divieti di dimora nella Provincia di Lucca a carico di altrettanti indagati, sempre di origine marocchina. L’inchiesta ha aperto anche il coperchio su una triste realtà, cioè che la moneta per pagare la dose non era il vil denaro, ma direttamente il proprio corpo. Quello di donne e ragazze disposte a tutto pur di non andare in astinenza da droga. I carabinieri hanno identificato e segnalato un’ottantina di clienti abituali fra cui appunta numerose donne che, proprio nella pineta di Viareggio ricevevano la cocaina in cambio di prestazioni sessuali.

Nel corso delle indagini i Militari dell’Arma hanno sequestrato anche denaro in contanti e 6 agende contenenti una vera e propria contabilità del traffico di cocaina gestito dalla famiglia a capo dell’organizzazione. Da queste agende emerge che la banda trafficava droga per svariate centinaia di migliaia di euro e sono indicati anche i nomi degli spacciatori, tutti maghrebini.

L’indagine, iniziata nel settembre 2016 e convenzionalmente denominata Wood, è stata condotta dal Nucleo Investigativo di Lucca attraverso una serie di complesse attività tecnico-investigative, che hanno consentito di individuare una delle principali organizzazioni criminali operanti nel settore, sicuramente la più importante di matrice marocchina. La banda era capace di distribuire la cocaina ai vari gestori delle piazze di spaccio costituite da zone boschive (Sorbano del Vescovo e Capannori), pinete (tra cui quella di Viareggio e Follonica) e campagne (alcuni casolari abbandonati di Pietrasanta) presenti sul territorio toscano: da qui il nome dell’indagine.

E’ stata così sgominata una banda criminale a struttura piramidale che vede al vertice i componenti di una famiglia, quella marocchina degli Jarmouni, sempre di origine marocchina, con base a Pescia capace di acquistare partite di cocaina all’ingrosso (in quantitativi di due o tre chili per volta) e di cederla per la successiva vendita al minuto, ai gestori delle aree di spaccio, soggetti non in regola con le norme sul soggiorno e con precedenti specifici in materia di stupefacenti.

Paolo Di Grazia