Sarà l’inverno più buio per il florovivaismo "Aziende costrette a tagliare le produzioni"

Le duecento ditte della Versilia sono in ginocchio: "Dobbiamo lavorare in perdita se non vogliamo uscire definitivamente dal mercato"

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L’inverno più buio per il florovivaismo della Versilia costringerà le aziende a tagliare la produzione di fiori stagionali e lavorare in rimessa pur di non rinunciare a quote di mercato faticosamente conquistate negli anni. E’ lo scenario che si prospetta per le 200 aziende florovivaistiche della Versilia - ma anche per tutte le aziende orticole che producono per esempio basilico, pomodori o zucchine - quando saranno costrette ad accendere i “riscaldamenti” nelle serre.

Le prospettive di bollette anche triplicate, già ad agosto, quando i bruciatori sono ancora spenti terrorizzano un settore dove l’incidenza dei costi energetici potrebbe arrivare anche fino al 50%, azzerando ogni possibilità di reddito. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti Lucca sulla base dei dati Crea secondo cui i costi per piante e sementi sono aumentati del 95% con i rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre. "Il caro energia – spiega Andrea Elmi, presidente Coldiretti Toscana – ha obbligato molte aziende che producono fiori tipici da sempre di questa terra come le rose, i lilium, i lisianthus e le stelle di Natale a rivedere al ribasso le superfici di coltivazione poiché si tratta di produzioni che richiedono per la crescita delle piantine serre continuamente riscaldate. Con questi rincari sono produzioni insostenibili economicamente ma abbandonarle significherebbe uscire dal mercato. Molte aziende si sono così orientale su altre coltivazioni meno energivore lasciando spazio alle importazioni da paesi stranieri dove spesso i prodotti sono ottenuti dallo sfruttamento; come nel caso delle rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti, e i fiori dalla Colombia dove ad essere penalizzate sono le donne".

Le aziende florovivaistiche stanno affrontando aumenti di costi a valanga: +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio, secondo gli ultimi dati Crea. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggi: dalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma. "Ma se perdi un ciclo produttivo le possibilità di recuperarlo sono scarse e tutto va a vantaggio di competitor di altri paesi. Il rischio è di uscire dal mercato per non rientrarvi più. E così le aziende sono costrette a produrre consapevoli che potrebbero farlo in perdita – spiega Cristiano Genovali, presidente dell’Associazione floricoltori e fioristi Italiani –. Ci aspettiamo che il Governo mantenga l’impegno del decreto Aiuti Ter, per altro richiesto da Coldiretti, che prevede un credito di imposta del 40% anche per le aziende che riscaldano le serre".

Tra le proposte della Coldiretti, c’è poi lo sblocco di 1,2 miliardi per i contratti di filiera già stanziati nel Pnrr e l’incentivazione delle operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito delle imprese agricole. Infine c’è attesa per il provvedimento, trasmesso dal Ministero delle Politiche Agricole alla Conferenza Stato-Regioni, in discussione il prossimo 28 settembre –. che, conclude Coldiretti Lucca, prevede misure di contributo per le imprese florovivaistiche che abbiano sostenuto nel periodo marzo-agosto 2022 costi superiori di almeno il 30% rispetto a quelli sostenuti nello stesso periodo dello scorso anno, per la gestione delle attività produttive, svolte essenzialmente in serra, per l’acquisto di energia elettrica, gas metano, Gpl, gasolio e biomasse utilizzate per la combustione in azienda.