"Rischi più alti con le scommesse clandestine"

Il Progetto Comunità Aperta di Pietrasanta offre uno sportello d'ascolto sull'azzardopatia, ma la risposta è stata tiepida. Per prevenire l'azzardo, servono informazione e formazione nelle scuole e nei medici di famiglia. #azzardopatia #prevenzione #informazione

Il manifesto della campagna d’informazione del 2017, con la scritta “Chi non gioca vince“, è ancora affisso alla sede del Progetto comunità aperta (Pca) di via Stagi, da oltre 40 anni in prima linea contro le dipendenze, dalla droga all’alcol, da internet al gioco d’azzardo. Eppure la risposta è stata tiepida, tanto che oggi solo un paio di persone sono in cura per l’azzardoterapia. "Bisogna distinguere il gioco dall’azzardo – dicono gli operatori – allo stesso modo in cui non tutti quelli che bevono un bicchiere di vino sono alcolisti. Nel 2017 grazie al contributo della Bcc facemmo una campagna d’informazione, ma ci sono stati pochi contatti, se non telefonico, da parte dei familiari di chi voleva curarsi. Purtroppo questa malattia è sottovalutata, ci si avvicina ai servizi solo quando la situazione è fuori controllo: le famiglie se ne accorgono solo quando sopraggiungono problemi finanziari".

Il Pca, grazie al lavoro volontario della psicologa Francesca Alberti, mette a disposizione uno sportello d’ascolto sull’azzardopatia, ma come detto la reticenza è tanta: "Chi chiama pensa di uscirne da solo. Sottovalutando, però, che a parte il gioco online legale, c’è quello clandestino dove si gioca su ogni cosa e che è molto più pericoloso. La strada da seguire – concludono – è l’informazione-prevenzione nelle scuole dato che oggi molti giovani hanno accesso facile su internet alle scommesse. Anche i medici di famiglia andrebbero adeguatamente formati".

d.m.