Tre mesi dopo le passerelle dei politici per l’avvio delle vaccinazioni, il disastro è sotto gli occhi di tutti e ora che la pandemia ha ripreso vigore con contagi e morti, divampa la polemica sulle responsabilità. Ma anche sulle categorie che sono già state vaccinate, essenziali per l’assistenza sanitaria e il funzionamento della vita sociale. Tutte essenziali, o no? Tra le categorie ogni...

Tre mesi dopo le passerelle dei politici per l’avvio delle vaccinazioni, il disastro è sotto gli occhi di tutti e ora che la pandemia ha ripreso vigore con contagi e morti, divampa la polemica sulle responsabilità. Ma anche sulle categorie che sono già state vaccinate, essenziali per l’assistenza sanitaria e il funzionamento della vita sociale. Tutte essenziali, o no? Tra le categorie ogni tanto tacciate di essere favorite ci sono gli avvocati.

Ma loro non ci stanno a passare per favoriti nel tam tam mediatico e social che li prende di mira. E non ci sta nemmeno l’avvocato Gianmarco Romanini (nella foto): "La situazione è quasi grottesca per come è stata gestita dalla politica regionale che ci ha imposto la vaccinazione, e poi lascia cavalcare questa onda di denigrazione, quasi odio, nei nostri confronti. Personalmente ho ricevuto la prima dose di vaccino AstraZeneca ad inizio mese diversi giorni prima di mia nonna, 92enne, che ha solo recentemente ricevuto lo Pfizer. Essendo case farmaceutiche diverse – precisa ancora Romanini – non avrei potuto cederle la mia dose, anche se avessi voluto, ma ciò non toglie che possa avere fortissimi dubbi sulla gestione di una campagna vaccinale che, oltre ad andare a rilento, ragiona per categorie e non per fasce di età".

"Adesso – aggiunge il legale– tutti parlano degli avvocati ma nessuno cita i magistrati o il personale amministrativo della giustizia e qui sta l’errore; perché sono stati i magistrati a chiedere a gran voce il vaccino, e noi siamo stati accodati rientrando nel mondo della giustizia. Personalmente credo che altre categorie, come anziani, malati cronici, soggetti fragili o dipendenti di attività al pubblico, avrebbero dovuto avere priorità rispetto a noi. Ma è altresì vero che noi abbiamo sempre lavorato, ricevendo i nostri clienti così come recandoci nei tribunali dove spesso siamo rimasti ore l’uno attaccato all’altro. Però nessuno di noi, né la categoria nel suo insieme, ha mai chiesto favori".

Sergio Iacopetti