Viareggio, 14 marzo 2018 - Fu il primo stabilimento balneare promiscuo, uomini e donne sulla stessa spiaggia. Sotto lo stesso sole. Era il 1865. Dopo 150 anni (e più) il Nettuno è pronto per una nuova rivoluzione: da bagno a villaggio vacanze. Il progetto è enorme. «Al punto che – spiega Oreste Giannessi, della storica dinastia balneare e nipote di quell’Oreste da tutti chiamato ‘Il Federale’ – stiamo cercando dei partner disposti ad investire con noi, per costruire qualcosa di completamente nuovo». Qualcosa che rispetti rigorosamente l’architettura tradizionale; «che mantenga inalterati i profili di legno, come gli archi ricavati da antiche golette dismesse. Che valorizzi il patrimonio artistico, come i pannelli di Michetti e D’Arliano».

Dettagli che ogni estate richiamano curiosi estimatori. «Che vengono – aggiunge Giannessi – per respirare la storia del turismo balneare». «Ma è necessario rinnovarsi, anche perché ad oggi – prosegue l’imprenditore – la nostra attività lavora al 30% delle sue potenzialità. E perché la città ha bisogno di una spinta nuova», la stessa che due secoli fa inventò il concetto di villeggiatura. Il mare, non solo come cura. Ma per il piacere. «Per questo abbiamo studiato un progetto che ci consenta di ampliare l’offerta classica dello stabilimento e che possa avviare concretamente la destagionalizzazione».

Che unisca a sdraio e ombrellone anche l’accoglienza. «L’idea è quella di realizzare delle piccole case vacanze affacciate sulla spiaggia, tra il Nettuno Nord e Sud potremmo ospitarne fino a 14. Penso – dice Giannessi – che il futuro dell’offerta turistica sia proprio quello di permettere alle persone di vivere il mare, e tutte le esperienze che questo può offrire».

Addormentarsi col Libeccio, svegliarsi al primo sole «ma non solo, mettere a disposizione degli ospiti dei pacchetti che includano nel soggiorno anche lezioni di surf, gite in barca nel Santuario dei cetacei» e spaghetti alle arselle appena rastrellate dal bagnino. Ma non è tutto qui, l’orizzonte della famiglia Giannessi è ancora più ampio.

«Con una ristrutturazione totale della sala da pranzo lo stabilimento potrebbe accogliere eventi di ogni tipo, dai matrimoni ai compleanni. La cucina potrebbe rimanere aperta a pranzo e cena e la notte potremmo riproporre l’intrattenimento, così com’era ai tempi del Drin Rock Cafè». Ai cui tavoli, unite dalla cornetta di un telefono con la rotella, si sono incontrate e innamorate generazioni di viareggini e forestieri.

«Sono due le strade che stiamo battendo per realizzare questo intervento: vendere una porzione del Nettuno Sud, e avviare il progetto con chi rileverà lo stabilimento. Oppure ridimensionare il piano al solo Nettuno Nord». Negli ultimi due mesi si sono avviati gli incontri con diversi imprenditori interessati. «In virtù della legge regionale sull’atto formale, che consente agli stabilimenti che investono nella struttura una proroga ventennale della concessione, il potenziale acquirente – conclude Giannessi – sarebbe tutelato».