Lido di Camaiore (Lucca), 14 settembre 2018 -  Martedì sera. Tornata a casa, dopo il primo ciclo di chemio, Anna Chiara Antonini – 41enne moglie dell’ex campione di ciclismo Alessandro Petacchi con cui vive a Lido di Camaiore insieme al figlio Ale junior – ha preso in mano lo smartphone. Ha aperto Instagram. E ha deciso che era giunto il momento di rendere pubblica la sua malattia. «Oggi primo giorno di kemio, finita la seduta al ‘centro benessere’ – il messaggio affidato al social – Durata tanto, ma tutto sommato sto bene. Solo un po’ di stanchezza».

La storia  è stata ripresa nell’edizione di ieri della Gazzetta dello Sport: proprio con la ‘Rosea’ Anna Chiara ha voluto aprirsi. «Mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava quando ho cominciato ad avere delle perdite ematiche che non ci dovevano essere». L’ansia, le visite, e infine, a Ferragosto, il responso: «un tumore all’utero di cinque centimetri. Non operabile». E oggi, a cure iniziate, l’urgenza di «sottolineare l’importanza della prevenzione. E’ importantissima, fondamentale, decisiva. Lo dico a tutti: fatevi controllare. Se l’avessi scoperto prima, magari mi avrebbero tolto l’utero».

Ma oltre alla necessità di prevenire, c’è un altro tasto su cui Anna Chiara batte con insistenza. «Non bisogna mai abbattersi, non si deve ragionare da malati – ha raccontato alla Gazzetta –; i momenti di scoramento ci sono stati e ci potranno essere, ma il cambio di mentalità può essere decisivo». Pensare positivo, sempre, anche di fronte ad un percorso che si preannuncia durissimo: cure pesanti fino a dicembre, sei cicli di chemioterapia, poi radio e chemio insieme da sostenere a Pisa, tra il Santa Chiara e la clinica di San Rossore. «Mi hanno dato il 70 per cento di possibilità di guarire». Un purgatorio reso più semplice da affrontare dalla forza della famiglia. «Hai il miglior gregario sulla piazza che tu potessi avere – l’ha rassicurata Petacchi sempre via social – quindi non è possibile perdere». Parole cui sono subito seguiti i fatti. Martedì, per il primo giorno di cure, sono partiti tutti, anche il piccolo Ale junior di 10 anni. Dopo hanno preso un gelato, poi hanno cenato insieme. E ieri sono andati a farsi un nuovo taglio di capelli. Corti, naturalmente. Tutta questione di mentalità, di quella voglia di non lasciarsi sopraffare che molto spesso risulta decisiva. «Non mi posso far mangiare dalla malattia – Anna Chiara sfodera gli artigli – sono io che la mangio».