DANIELE MASSEGLIA
Cronaca

Lora “la pietrasantina“. Sul palco da 43 anni. La sua “g“ fa ridere tutti. Qui si sente a casa sua

Santini fu chiamata da Paglianti per entrare nella compagnia “Burlamacco 81“. Da allora il suo spiccato accento versiliese infiamma la Canzonetta. "Al mio debutto pensavo mi avrebbero tirato le seggiole addosso".

Lora “la pietrasantina“. Sul palco da 43 anni. La sua “g“ fa ridere tutti. Qui si sente a casa sua

Lora “la pietrasantina“. Sul palco da 43 anni. La sua “g“ fa ridere tutti. Qui si sente a casa sua

”Oh, ma che digi?”. Quella ‘g’, che più versiliese non si può, pronunciata al posto della ‘c’ per lei valeva come un banco di prova. O dentro o fuori. Fischi o applausi. Pochi secondi e fu empatia a prima vista: da quel giorno tutti la chiamano “la pietrasantina” e le vogliono bene come fosse una viareggina doc. Quello tra la regista e attrice della Canzonetta Lora Santini e il Carnevale di Viareggio è un rapporto consolidato da 43 anni di amore indissolubile.

Come diresti tu: è “Lora” di intervistarti. Il tuo primo ricordo?

"Sono legata a Viareggio fin da quando ero piccola. Più o meno 60 anni fa, quando di anni ne avevo 7-8, mio babbo Lamberto ha cominciato a portarmi dal suo amico Silvano Avanzini, che per me è stato uno dei carristi migliori. Quindi posso dire di esserci cresciuta al Carnevale, gli hangar al Marco Polo erano la mia seconda casa. Seguivo la lavorazione della cartapesta, la nascita dei carri e ovviamente mi divertivo ai corsi. è meraviglioso, un grande spettacolo dopo il Big bang: mi ha sempre emozionato".

Poi sei diventata una delle attrici dialettali più amate.

"Il tempo vola ma lo ricordo come fosse ieri. Avevo 23 anni e già facevo teatro. Lavoravo con Giuliano Castagnini e Alessandro Alessandrini, che da poco aveva preso le redini della compagnia ’Spensierata gioventù’ del suo babbo Silvano. È successo che un giorno la compagnia ’Burlamacco 81’ mi chiamò per la Canzonetta perché l’allora presidente Roberto Paglianti cercava qualcuno che facesse ridere. Il regista era Franz Arrighini e c’erano già Massimo Mazzolini e Foffo Martinelli, quest’ultimo capocomico. Sono entrata con Claudio Morganti e Alessandro Bonuccelli".

Il tuo accento pietrasantino avrebbe potuto giocarti brutti scherzi: la rivalità tra la cosiddetta Versilia storica e il resto del territorio è ancestrale.

"Ero pronta al peggio, ma sapevo che la voglia di farsi due risate in realtà non ha confini. Ho sempre recitato in pietrasantino e infatti a Viareggio sono conosciuta come ‘la pietrasantina’. Ho anche vinto il trofeo ’Egisto Malfatti’, che tengo in bella vista sul caminetto perché ci tengo tantissimo a quel riconoscimento".

Dagli esordi sul palco della Canzonetta sono passati 43 anni. Che effetto fa?

"Sinceramente non me ne sono nemmeno accorta, ormai quel palco fa parte della mia vita. Oltre che attrice sono anche regista della ’Burlamacco 81’, elaboro i testi con Vittorio Giusti, Claudio Morganti e Antonio Meccheri, dovreste sentire le risate che ci facciamo quando diamo forma alle battute".

Avrai una miriade di ricordi: ce ne racconti un paio a cui ti senti più affezionata?

"Ne ho davvero tantissimi, come faccio a scegliere? Giù, ci provo. Uno indelebile, sicuramente, è lo spettacolo che feci per la prima volta dopo aver accettato l’invito di Paglianti. Ero tranquillissima: quel giorno Franz ci passò tutti in rassegna. Ad ognuno diceva: ‘Mi raccomando, rimani nel testo e non fare sbrodolature’. Poi arrivò da me, mi guardò e mi disse: ‘Te fai quello che ti pare’. Per me fu uno stimolo enorme, il segno della sua fiducia incondizionata nei miei confronti. Il secondo ricordo è su ciò che avvenne al termine della serata".

Raccontaci.

"Mentre uscivo il pubblico mi guardava e rideva di gusto, li avevo conquistati. Allora Mazzolini mi prese in braccio, anche perché all’epoca ero magra e poteva farlo. Mi sollevò e disse: ‘Pensavo ti avrebbero tirato i seggiolini addosso per il tuo accento’. E così tutto ha avuto inizio".