DANIELE MANNOCCHI
Cronaca

I debuttanti della sfilata: "Un sogno che si fa realtà"

Tra le Maschere Isolate sono quattro i volti nuovi rispetto all’ultimo triennio. Età, ispirazioni e storie diverse, unite dalla passione comune per Burlamacco.

I debuttanti della sfilata: "Un sogno che si fa realtà"

I debuttanti della sfilata: "Un sogno che si fa realtà"

"La mia maschera ha i miei occhi". Prego? "Sì, li ho fatti fotografare e li ho ’dati’ al mio ’Pescatore di sogni’, perché anch’io sto vivendo un sogno a essere qui".

Ieri, sotto un sole da fiaba, quattro debuttanti (tre assoluti, più un gradito ritorno) hanno sfilato per la prima volta sul viale a Mare. Due ragazzi e due ragazze: background diversi, origini differenti, ma un fil rouge che li lega e che, ancora una volta, passa dagli occhi, dai loro sguardi in cui brucia la passione per quello che fanno. Ecco perché si sono buttati, nonostante la giovane età, oppure mollando un lavoro e il proprio paese d’origine per inseguire il Carnevale viareggino, o ancora rivoluzionando la propria vita.

Il più giovane è Alessandro Mattiello, 19 anni, appena diplomato. E infatti "l’emozione di oggi mi ricorda quella dell’orale di maturità – racconta –; un mix di sensazioni tale che non so dire quale prevalga. Essere qui, per me, è un po’ la conclusione naturale del percorso scolastico: ho studiato scenografia per tre anni all’Artistico, e credo che il Carnevale sia un grande spettacolo senza il palco a tenere fuori il pubblico. L’ispirazione? Da piccolo ero vicino di casa di Arnaldo Galli: ogni volta che faceva una mostra, andavo a vederla". Come si dice dalle nostri parti, “hai detto scansiti“.

Arriva da Sorrento e trasuda entusiasmo Raffaele Morvillo, 29 anni, tanta esperienza nel mondo dei carri di Carnevale e un mestiere in tasca... che non è il carrista. "Ho fatto per più di dieci anni i carri del carnevale di Termini a Massa Lubrense – racconta – ma di lavoro faccio il pasticciere. O meglio, facevo. Ho deciso di mollare tutto e venire a Viareggio". Inevitabile chiedergli quali differenze abbia incontrato tra i due carnevali. "Senza dubbio la precisione e la cura dei dettagli – spiega –; ma da noi hai un mese per realizzare la maschera, mentre qui pui curarla diversamente. Ispirazioni? Porto quello che piace a me, che abbia un significato forte, come questo bambino siriano che scappa dalla guerra e insegue i suoi sogni. Per questo ho voluto che nel suo sguardo ci fossero i miei occhi, perché anche io sto vivendo un sogno".

È tornata a sfilare 18 anni dopo l’ultima volta Simona Francesconi, figlia di Guidubaldo (il maestro a cui è intitolato il premio speciale per il ’Miglior bozzetto’). "Quando è iniziato il corso ho pianto per l’emozione – racconta –; il Carnevale mi tocca sempre nel profondo, ma oggi (ieri per chi legge; ndr) in modo particolare. Erano diversi anni che pensavo di tornare. Anni fa avevo iniziato un percorso, ho lavorato con Gionata Francesconi, ho studiato, poi la vita mi ha portato in un’altra direzione. Ho riflettuto per tanto tempo, e alla fine ho deciso di buttarmi. Non è mai troppo tardi, per questo non mi pongo limiti".

L’altro volto nuovo è quello della 22enne Sara Culli, travolta dall’emozione tutto d’un colpo. "Fino a stamattina ero tranquilla, poi è arrivata la botta – le sue parole –; approcciarsi a questo mondo non è stato facile, per fortuna sono stata ’accolta da Luca Bertozzi. Punti di riferimento? Gli illustratori Sergio Toppi e Roger Olmos. Ma quel che ho capito in questi mesi è che il carrista è importante, ma è la squadra a essere decisiva".’