Viareggio, 11 settembre 2018 - DUE pratiche amministrative, relative ad alcune concessioni sull’utilizzo di spazi di due locali di Viareggio, sono al centro di altrettante inchieste che hanno portato la procura di Lucca a inviare sei avvisi di garanzia. Per uno dei due fascicoli è indagato, insieme a cinque dirigenti, anche il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro. L’accusa al momento è di abuso d’ufficio in concorso. Nel primo caso, quello che interessa anche il sindaco, al centro della vicenda c’è un lungo contenzioso tra un ristorante-pub della Darsena (il Bar sotto il mare) e un vicino. Quest’ultimo avrebbe chiesto l’intervento del Comune che, però, non avrebbe preso i necessariprovvedimenti amministrativi. Nel secondo caso il contenzioso riguarda un locale della Passeggiata (il Caffè Liberty) che ha vinto, in parte, un ricorso al Tar contro il pagamento di vecchie concessioni comunali, cadute in prescrizione ma che l’ente aveva ugualmente chiesto.

Gli avvisi di garanzia sono stati consegnati oltre che al sindaco al comandante della polizia municipale e dirigente del Suap, Iva Pagni, al segretario generale Fabrizio Petruzzi, alla funzionaria del settore demanio Veronica Bresciani, al dirigente servizi finanziari Alberto Bartalucci e al dirigente del settore concessioni e patrimonio, Giovanni Mugnani. «Mi sembra inconsueto che per questioni squisitamente amministrative e dirigenziali si chiedano spiegazioni al sindaco - commenta Del Ghingaro -. Ma io sono abituato a mettermi a disposizione delle istituzioni, anche e soprattutto della magistratura, che sono certo saprà chiarire velocemente la questione. Di questa pratica ovviamente non so nulla, essendo stata gestita dagli uffici preposti, m’informerò e forniró ogni chiarimento richiesto. Massima fiducia in chi lavora nell’interesse della trasparenza degli atti e della correttezza dei procedimenti amministrativi, quelli passati e quelli presenti». Il sindaco Del Ghingaro aveva già avuto un avviso di garanzia l’anno scorso, per una vicenda completamente diversa che poi si è risolta in un nulla di fatto.

Si trattava della storia relativa alla morte dell’esemplare femmina di pavone, trovata nell’acqua del laghetto dei Cigni, nella pineta di Ponente, che aveva sollevato una dura polemica da parte delle associazioni animaliste. In quel caso la Procura si era mossa in riferimento alla relazione delle guardie giurate ambientali. Dopo il grande clamore tutto pero’ è finito in una bolla di sapone, con l’archiviazione che ha messo la parola fine all’inchiesta. Anche sulla vicenda dei locali pubblici, quella scaturita in questi giorni, l’amministrazione comunale si dice tranquilla.