Viareggio, 8 settembre 2018 - C’è una zona della città che è abbandonata a se stessa. Parliamo della Pineta di Levante e in particolare del primo tratto del viale dei Tigli. A lanciare un grido di protesta sono i proprietari dei chioschi. «Sporcizia, degrado, il verde in completo abbandono solo per fare alcuni esempi. Non ne possiamo più» affermano gli esercenti. Domani, non solo per questi motivi, chiuderà i battenti il primo dei locali che si trovano sul viale, «La Corte degli Asini». Il proprietario, Dino Esposito, ha scelto di trasferirsi con la famiglia a Montecatini e trasferire là la sua attività. Ma non nasconde comunque l’amarezza: «Scelsi di aprire in questo posto, otto anni fa, perchè ha davvero tante potenzialità. Immerso nel verde, all’aria aperta, è il luogo ideale per trascorrere una serata in compagnia. Ma negli anni la situazione non ha fatto che peggiorare. E’ come se ci fosse una linea di demarcazione tra la Darsena e la Pineta di Levante, qui inizia la terra di nessuno. Forse solo negli ultimi tempi è un po’ diminuito lo spaccio. Per non parlare dei diciotto furti che ho subìto in questi anni. Davvero troppi». E conclude: «Bisognerebbe che anche i viareggini capissero che a Viareggio non c’è solo il Carnevale».

Evidenzia gli stessi problemi anche Luca Simonini, titolare de «Il Chioscio di Adriano». «Nessuno si preoccupa di questa zona. L’erba non è stata tagliata del tutto, ci sono cumuli di aghi di pino che nessuno si è preso la briga di togliere. Sea in un mese è venuta a ritirare il cartone una sola volta. E’ allucinante. Qualcosa lo facciamo noi per tener pulito ma non è il nostro compito. In più vigili e poliziotti non si vedono mai. I ponticelli sono stati messi nuovi, ed è l’unica cosa positiva. Ma di certo non può bastare. Non a caso ormai siamo rimasti solo tre chioschi. Valuteremo infatti se tenere aperto anche d’inverno». Critiche arrivano anche da Alessandro Lunardini dello Stige che per alcuni anni ha gestito l’ex pizzeria La Lecciona. «La zona di per sè è abbandonata. In più per il Parco non si può fare niente, troppi lacci e lacciuoli. Nemmeno mettere la ghiaia per terra o mettere le luci fuori perchè disturbano i rapaci notturni. In più il viale dei Tigli, per le varie allerte meteo, è stato chiuso anche per 62 giorni in un anno. Siamo venuti via perchè era davvero impossibile lavorare».

Alice Gugliantini