La musica del Carnevale ha animato le carrette, ma anche tante costruzioni. Un gradito ritorno... (Foto Umicini)
La musica del Carnevale ha animato le carrette, ma anche tante costruzioni. Un gradito ritorno... (Foto Umicini)

Viareggio, 18 febbraio 2019 - Un po' come gli occhi, il Carnevale è lo specchio dell’anima. Riflette in maniera immediata le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre vite. E’ incredibilmente festoso, e un istante dopo può velarsi di nostalgia. Come un giorno di pioggia, o un giorno di sole. La forza del Carnevale è proprio lì, nella sua umanità. E’ un vortice, che come quel trenino improvvisato dalle parruccone bionde e i mister col ciuffo di «The winner is...» ti porta lontano dai pensieri sulle note leggere di «Brazil, lalalalalalala». E’, al tempo stesso, un pensiero profondo, che ti fa ombra come la balena gigante che si contorce e canta straziata in un abisso di plastica.

Il nostro Carnevale ha bisogno di sfumature, e anche di fiducia, di passione, di coinvolgimento per funzionare. E al corso di ieri non è mancato niente. Una sfilata che sembrava non voler finire più. Che è cominciata col sole, alto, ed è andata lunga fino al tramonto ormai fatto. Più lunga di mezz’ora. E il botteghino ha registrato un incasso eccezionale: 500mila euro (ancora da confermare, ma lo scarto sarà minimo).

Che per un secondo corso, la prima domenica dopo l’apertura di sabato, è un risultato da record. «Il sole ha certamente fatto la sua parte – commenta il vicepresidente della Fondazione Marco Szorenyi –, ma questa edizione ha sicuramente una marcia in più». E ora i conti sono, quasi, al sicuro: mancano 550mila euro al pareggio di bilancio. La previsione complessiva della Fondazione è di chiudere l’edizione con 2milioni e 145mila euro, in cassaforte ci sono già un milione e 600mila euro. Ora è tutta discesa, uno scatto da correre col sorriso. Che ieri ha illuminato centinaia di volti.

Quelli inscatolati come tele di Mondrian che scuotono il Kaos tanto astratto da diventare reale dei Fratelli Cinquini, e quelli incorniciati da un coraggioso monociglio che marciano orgogliosi davanti allo spirito guida di Frida Khalo (A proposito, quella voce che invita ad andare avanti, «Adelante Companeros», è di Corinne Roger). I richiami all’arte, le ispirazioni, sono ovunque e potenti. Così come i messaggi: La ‘strega’ – perché alla fine è così che ormai tutti hanno ribattezzato «L’ultima Biancaneve» – è un’antieroina moderna: avvelena la mela con i rifiuti tossici. E’ un grido roco che arriva fino alla terra dei fuochi. La bandiera Burlamacca che sventola tra le mani di un’anima affidata al mare su «La zattera», invece, è una domanda: «Come agirebbe se Viareggio fosse Lampedusa, se fosse il primo porto della speranza?».

Di fronte a quei giganti anche i bambini – allungati sulle punte dei piedi per sfiorarli – si sono fatti delle domande: «Mamma, ma chi è Medea?». Il Carnevale è stupore, ed è anche scoperta. Ma, prima di tutto, è festa. Il pubblico del Carnevale ha pensato con le costruzioni, ballato con loro, fatto la guerra dei cuscini sotto il «Moon Dream» di Trump. Il pubblico del Carnevale ha applaudito. E Viareggio, ieri, non avrebbe mai smesso di fare il Carnevale: come a voler ringraziare uno per uno le migliaia di persone che l’hanno abbracciata. Avrebbe continuato a ballare, restando al fianco anche dell’ultimo spettatore sui viali a Mare. Sì, è stata la domenica perfetta, colorata d’arancione.

Martina Del Chicca