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19 gen 2022

Cannabis light terapeutica La Versilia rischia il ko

Le coltivazioni locali di canapa fanno la ricchezza di dieci imprese. Ma ora potrebbero andare in crisi per un decreto che equipara le essenze alla droga

La coltivazione di cannabis della Labo Verde a Capezzano Pianore. In Versilia i produttori autorizzati sono una decina, e il settore è in forte crescita
La coltivazione di cannabis della Labo Verde a Capezzano Pianore. In Versilia i produttori autorizzati sono una decina, e il settore è in forte crescita
La coltivazione di cannabis della Labo Verde a Capezzano Pianore. In Versilia i produttori autorizzati sono una decina, e il settore è in forte crescita

Nubi grigie sul futuro della cannabis light. Nonostante a livello comunitario non sia considerata sostanza stupefacente, nelle scorse settimane è stata equiparata alla cannabis da un decreto interministeriale approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. La notizia ha messo in allarme i produttori di una filiera che, a livello nazionale, conta circa 3mila aziende e alcune decine di migliaia di addetti. Il settore, da quando la coltivazione della cannabis light è stata regolamentata nel 2017, si è sviluppato in modo florido anche in Versilia, dove si contano una decina di aziende, ognuna con il suo parco dipendenti, e pure una manciata di negozi specializzati nella vendita al dettaglio. Uno dei più ’vecchi’ è Labo Verde, a Camaiore: "Siamo nel settore da quattro anni – spiega il ceo Francesco Cortopassi – e abbiamo sistematicamente vissuto questo tipo di situazioni. In questo nuovo decreto ci sono troppe cose poco chiare, l’unica cosa che si evince è che manca la volontà di regolarizzare il settore; anzi, sembra ci sia voglia di destabilizzarlo. E’ già successi negli anni passati e succederà in futuro". In concreto, al momento, la notizia non ha provocato ripercussioni sulla filiera. "Sia alla fine della scorsa settimana che in questi giorni stiamo vendendo e non si riscontra grande titubanza – continua Cortopassi – ma più in generale, temo che a livello politico non si stia prendendo sul serio questo settore: negli Usa, da cui provengono alcuni miei soci, si è deciso di svilupparlo e questo porta introiti allo Stato. Piuttosto, se qua si vuole andare nella direzione opposta, chiediamoci: che succede con i milioni di euro di contributi che le aziende hanno versato negli ultimi cinque anni. Mi sembra che non si valutino bene eventuali contraccolpi, a meno che gli interessi non siano legati a dinamiche diverse dallo sviluppo del settore". E sì che il comparto ...

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