Igor, il golden retriever azzannato da tre dogo argentini a Stiava
Igor, il golden retriever azzannato da tre dogo argentini a Stiava

Massarosa (Lucca), 11 marzo 2019 - "L’hanno strapazzato, come un cane di pezza. Trascinato per metri, calpestato, azzannato... come se fosse un giochino di gomma". Per quaranta minuti Igor, un dolcissimo golden retriever, è rimasto in balìa di due dogo argentini. Adesso, due giorni dopo l’aggressione, riposa nella sua cuccia. "Non mangia, non si alza, respira a fatica. Non so se ce la farà, certamente ha perso l’uso di una zampa...". La sua ‘padrona’ lo veglia, giorno e notte. Lo accarezza. Spera. E chiede aiuto alle istituzioni: "Mi sento ostaggio in casa mia, mio figlio ha paura a uscire in giardino. Ha paura che i dogo possano aggredirlo ancora".

Nella casa accanto, siamo a Stiava, frazione di Massarosa, vive una donna con i tre cani argentini. Imponenti, con quei muscoli tirati. E dopo il concitato episodio tutta la strada, che si arrampica sulla collina dove ancora d’estate si vedono le lucciole, ora ha paura di quei molossoidi. In paese hanno raccolto firme, le hanno consegnate alla municipale. Hanno contattato le associazioni animaliste: "Qualcuno deve intervenire – prosegue Barbara –. I tre cani vivono per lo più rinchiusi in una gabbia, di tanto in tanto la padrona li libera in giardino. Delimitato da una siepe e da una rete d’acciaio". Che venerdì i dogo hanno sventrato, come fosse tessuta col filo di lino.

"Erano le 7 – racconta Barbara – Mio figlio era uscito a prendere il pulmino per la scuola». Arrivato al cancello ha sentito abbaiare: «Si è girato, e intuito il pericolo è corso in casa chiudendo la porta». Barbara ringrazia ancora il cielo, «poteva avere l’istinto di intervenire per provare a salvare il suo cane. Se l’avesse fatto non so come sarebbe andata a finire".

Barricata col figlio dentro casa, Barbara ha chiamato la polizia, "e intanto vedevo il nostro Igor, sbattuto da una parte all’altra dai due dogo". Hanno provato a intervenire anche i vicini. Uno con un fucile a pallini, l’altro brandendo una sedia, e un terzo invece ha provato a spaventare gli animali con il getto della sistola. "Ma non c’è stato modo di strappare Igor dalle zampe di quei molossi. Fino a quando, stanchi anche loro, hanno mollato la presa e si sono lasciati catturare". Igor era fermo immobile sull’asfalto, il pelo intriso d’acqua e di sangue. Sembrava morto. "Ho pensato che lo fosse".

"Spero solo che si riprenda – conclude Barbara –. Ma da giorni vivo prigioniera in casa, con la paura che i dogo possano attaccare ancora".