La polizia a lavoro
La polizia a lavoro

Viareggio 13 agosto 2019 - Continuava a vivere sul filo del rasoio, nonostante la nuova vita che porta in grembo. Col rischio di essere scoperta, di una reazione, di un imprevisto fatale che avrebbe potuto spezzare una storia unica e ancora tutta da scrivere: quella di suo figlio o, chissà, di sua figlia. Forse, il suo arresto è davvero un lieto fine.

Ma la sua storia ha dell’incredibile. Lei, 32 anni, croata, è stata chiamata con tanti nomi diversi e ha alle spalle un numero ancor più alto di furti. Molti dei quali in abitazione, la maggior parte compiuti nel Nord Italia. La mole dell’attività criminale, sommata insieme, era bastata a farle piovere sulle spalle una serie di condanne per un totale di 11 anni di reclusione. E la Procura di Verbania aveva emesso per lei un ordine di carcerazione. Ma non l’avevano presa, e così lei aveva continuato con la sua vita di espedienti.

Almeno fino a sabato 10 agosto, quando la gli uomini della polizia ferroviaria di Viareggio l’hanno vista spostarsi in modo sospetto dalla stazione verso il centro cittadino. Al suo fianco un’altra ragazza, pure lei croata, di 24 anni. Gli agenti, messi sull’attenti dall’atteggiamento guardingo delle due ragazze, le hanno fermate e controllate, scoprendo arnesi per lo scasso nascosti nei reggiseni: una aveva un cacciavite e una chiave inglese con la punta curvata, come se fosse stato usato a mo’ di piede di porco; l’altra portava con sé due sottili lame di plastica, utilizzabili per l’apertura delle porte chiuse senza la serratura di sicurezza.

Le due sono state quindi denunciate alla Procura di Lucca per possesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli: una volta identificate, è emerso che entrambe avevano precedenti. La più giovane, ad agosto del 2017, aveva ricevuto un foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno per tre anni e dunque è stata denunciata anche per aver violato le disposizioni.

Mentre l’altra, la 32enne, è stata riconosciuta come la ladra dai tanti nomi che era passata di furto in furto nel Nord Italia. E che nel frattempo era rimasta incinta, circostanza nota anche all’autorità giudiziaria che aveva emesso l’ordine nello scorso mese di giugno. Neppure la gravidanza era riuscita a fermarla. Ci è riuscita la polizia ferroviaria che, dopo una visita ginecologica, l’ha accompagnata al carcere di Sollicciano. Mettendo un freno alla vita pericolosa della ragazza. Per il bene di tutti, ma soprattutto di quella nuova vita che ancora porta con sé.