Il ’professore’ se n’è andato a 85 anni proprio come avrebbe voluto: senza dedicare un solo giorno alla sofferenza. In pochi sapevano il suo vero nome, Erminio Caroselli, per tutti era ’il professore’ o coloro che erano a lui più vicini sapevano che amava farsi chiamare Valerio. Affabulatore e dall’ironia pungente, era un volto conosciutissimo in città e facile al dialogo. Il pomeriggio era a conversare al bar Galliano e la sera la sua presenza era...

Il ’professore’ se n’è andato a 85 anni proprio come avrebbe voluto: senza dedicare un solo giorno alla sofferenza. In pochi sapevano il suo vero nome, Erminio Caroselli, per tutti era ’il professore’ o coloro che erano a lui più vicini sapevano che amava farsi chiamare Valerio. Affabulatore e dall’ironia pungente, era un volto conosciutissimo in città e facile al dialogo. Il pomeriggio era a conversare al bar Galliano e la sera la sua presenza era immancabile alla Taverna L’Assassino dove arrivava a mezzanotte a scrutare il passaggio dei clienti.

Da venti anni era proprio il titolare Roberto Pacini a riaccompagnarlo a casa a notte fonda "e proprio l’altra sera mi aveva telefonato per segnalarmi un bel film su Luchino Visconti", racconta. Perchè il professore, con l’impeccabile cappotto, era un pozzo di conoscenza, e quell’appellativo di peso se l’è conquistato, oltre che con due lauree, proprio per le sue esperienze in giro per il mondo e a stretto contatto con personaggi dell’arte e della nobiltà come i principi tedeschi Wittelsbach, Isabella di Savoia-Genova e il marchese della Fontanazza. Lui degli altri sapeva tutto, ma la sua storia è ammantata di un’intrigante cortina di mistero. Di origini romane, anche se nato a Pescolanciano in Molise (si sussurrava vantasse uno zio cardinale) ha vissuto in Brasile e nel momento del fiorente mercato dell’arte a Monte Carlo è entrato in contatto con i Rockefeller.

All’inizio degli anni Novanta la scelta di trasferirsi, assieme alla moglie, in via Flavio Gioia a Viareggio. Grande esperto di Leonardo Da Vinci, era capace di tenere banco spaziando dalla scienza alla musica, impressionando anche i più giovani. Ma di questo suo dissertare altissimo, non ne faceva motivo di presunzione, mantenendo atteggiamenti di grande complicità: dalla tasca del cappotto spuntavano sempre caramelle che regalava a tutti. La morte è arrivata improvvisa. Giovedì sera, a causa di un’emorragia cerebrale è caduto sotto casa, ma si è rialzato ed è salito. Poi la situazione è peggiorata. "Ha trascorso intere serate in compagnia di mezza città – dice il filosofo Riccardo Roni – vanno ricordate la sua personalità carismatica e la libertà di pensiero, la critica del presente". Oggi alle 10,30 i funerali nella chiesa del cimitero. Francesca Navari