Viareggio, 18 dicembre 2009 - Stefano Vitelli è il giudice che ha deciso, con l’assoluzione, il destino di Alberto Stasi ed è un viareggino. Quello sul delitto di Chiara Poggi è il primo dei grossi processi che ha affrontato nel corso della sua carriera.
Nato a Viareggio il 7 gennaio 1974, è entrato in magistratura nel 2002 come uditore al Tribunale di Firenze. Prima di approdare all’ufficio gip del Tribunale di Vigevano nel giugno del 2008, ha lavorato, a partire dall’ottobre 2003 al Tribunale Vercelli come giudice civile. Nel 2005 è stato applicato per sei mesi al Tribunale del Riesame di Perugia.
Definito un magistrato scrupoloso e anche imprevedibile, la sua vita è scandita dai tempi dell’ufficio e quelli della sua famiglia: un bimbo di nemmeno due anni e la sua compagna. Della Toscana gli è rimasto il forte accento tutto viareggino e la battuta pronta. Nonostante ami indossare abiti casual tendente all’alternativo, spesso i jeans un poco scoloriti, e qualche volta il completo scuro con dolcevita nero, è considerato una persona molto rigorosa e precisa.
Dicono i suoi colleghi che da quando è stato designato come gup nei due procedimenti nei confronti di Stasi - quello sull’omicidio e quello sulla pedopornografia - fin da subito ha cominciato a studiare le carte depositate dalla Procura, prendendo anche giorni di ferie.
Gentile e disponibile, la porta del suo ufficio, in genere stracolmo di atti, è sempre aperta a chi gli chiede un colloquio, giornalisti compresi con i quali l’atteggiamento è di massima correttezza. Correttezza che ha anche dimostrato in aula quando, all’apertura dell’udienza preliminare, il 24 marzo scorso, prima che Alberto chiedesse di essere giudicato con rito abbreviato, ha invitato le parti a confrontarsi con fair play, serenita’ e rispetto delle regole, "perché una ragazza è morta assassinata nei suoi anni più belli. E l’indagato è innocente fino a prova contraria".
Magistrato preparato e deciso, il 30 aprile scorso non ha esitato a definire le indagini svolte dalla procura incomplete e disporre un maxi approfondimento istruttorio: quattro perizie, un nuovo sopralluogo, questa volta fatto da lui in persona, nella villetta dove Chiara è stata assassinata e la riconvocazione di alcuni testimoni. Una scelta che ha rallentato il processo ma che ha ritenuto necessaria perche’ se da un lato non accetta le lentezze della giustizia dall’altro non accetta un giudizio ‘frettoloso’.
© Riproduzione riservata