Quincy Jones (Ansa)
Quincy Jones (Ansa)

Perugia, 13 luglio 2018 - Oltre 80 persone sul palco per celebrare gli 85 anni di un genio della musica moderna. Una vera e propria parata di cantanti, musicisti e orchestrali per omaggiare un mito di produttore, arrangiatore e compositore. Un'autentica leggenda vivente: Umbria Jazz ha aperto stasera la sua 45esima edizione, inaugurando i concerti serali all'Arena Santa Giuliana, mettendo in scena la grande notte-tributo a Quincy Jones.

Il festival lo celebra con un concerto esclusivo, ospitando artisti amici di questa icona della musica, non solo del jazz, e per l'occasione mettendo in evidenza anche un po' di Italia con ospite speciale la tromba di Paolo Fresu e l'Umbria Jazz Orchestra che conferma tutte le qualità di realtà musicale preziosa dopo che lo scorso anno si era cimentata nella riproposizione delle storiche partiture degli anni 50-60 di Gil Evans.

"Il jazz per me significa libertà di improvvisare, di movimento, di espressione", aveva detto Jones, uno degli artisti afroamericani più influenti e rispettati, incontrando i giornalisti appena sbarcato a Roma e prima di raggiungere Perugia.

E nella calda notte perugina si è respirata questa libertà. Libertà di spaziare in tanti generi. Contaminazione la parola chiave, o arte dell'incontro, se si vuole, all'ennesima potenza. Anche perché l'occasione proposta da Umbria Jazz per vedere l'artista insieme a molti dei suoi amici, collaboratori e discepoli con molta probabilità non potrà più ripetersi. L'inizio è subito con un medley che strappa gli inevitabili applausi dei presenti: "Roots theme", "Ironside" e "Sanford and son".

Dopo un primo saluto iniziale al pubblico (sedendosi poi su un divanetto a lato del palco per seguire il concerto) e un finale di serata (prima della consegna da parte di Umbria jazz di un riconoscimento come premio alla carriera) che lo ha visto anche come direttore d'orchestra, Jones è stato omaggiato da grandi artisti tra cui la star della canzone americana Patti Austin, la jazz singer Dee Dee Bridgewater, la brasiliana Ivan Lins, i virtuosi della vocalità jazz Take 6, Noa, ultima cantante che si è aggiunta alla serata-tributo in ordine di tempo, e da Cuba Alfredo Rodriguez e Pedrito Martinez.

Dietro a loro poi, con gli arrangiamenti originali di Quincy Jones, la Umbria Jazz Orchestra diretta da John Clayton con Nathan East e Harvey Mason. Con i fiati dell'Orchestra, che il festival utilizza nei progetti in cui è necessaria una formazione dal grande organico, anche gli archi dell'Orchestra da Camera di Perugia. Gusto e melodia da sempre le sue cifre stilistiche che le composizioni eseguite durante la serata hanno sottolineato ancora una volta. Si sentono, musicalmente parlando, gli 85 anni compiuti a marzo, quasi tutti spesi dentro e per la musica e in particolare più di 70 trionfalmente passati nello show business. È stato lui infatti a produrre il disco più venduto della storia, Thriller di Michael Jackson, e «Fly me to the moon», da lui arrangiata per Frank Sinatra con la big band di Count Basie. Spettacolo unico ma anche festa di compleanno molto particolare. Jones mancava dall'Italia dal 2004 quando arrivò al Circo Massimo di Roma con il progetto 'We are the futurè. La serata di Perugia, anche per questo, rimarrà quindi nella storia.