Perugia, 27 giugno 2018 - "Abbiamo subìto una sconfitta che non può essere né edulcorata, né negata. Ma non è troppo tardi per reagire e se mi si chiede di dare una mano, io sono disponibile". Walter Verini, deputato del Pd, analizza l’ultima tornata elettorale che ha visto prevalere il centrodestra anche in Umbria. Sono in molti a quanto pare a chiamarlo in causa in questi giorni per rilanciare il partito umbro.

Verini, il declino del Pd in Umbria sembra inarrestabile.

«La sconfitta c’è stata, ripeto. Ma dobbiamo anche pensare a Cristian Betti (Corciano), Dino Sperandio (Trevi), Sandro Pasquali (Passignano) e Letizia Michelini (Monte Santa Maria), quattro nomi che non oscurano la sconfitta, ma dimostrano che quando ti presenti con persone positive, perbene, che non sono state al centro di lotte intestine ma protagonisti nel territorio, che provano a risolvere i problemi dei cittadini, i risultati arrivano. Sono buone pratiche che aggiunte ai buoni programmi e al confronto vero, dicono che il Pd può ancora giocare le sue carte per l’Umbria».

Ma a parte rare eccezioni, continuate a prendere batoste. Perché?

«C’è una radice profonda alle ragioni della sconfitta».

Quale?

«Fino ad oggi abbiamo pensato più agli strumenti di governo che al rapporto con i cittadini che passa per il partito. Ci sono state le correnti organizzate, che non hanno fatto competizione sulle idee, ma sull’occupazione del potere».

E’ questo il vero ‘male’ del Pd?

«Certamente e ha impedito di spiegare quotidianamente le azioni nei luoghi, dove vive la gente».

Faccia un esempio.

«La Sanità: pur andando orgogliosi del fatto che siamo una delle migliori regioni in Italia, chi ci è andato a parlare con la gente arrabbiata perché sono lunghe le liste di attesa?

La Lega...

«Ecco, infatti, noi non ci siamo andati. Non basta il rapporto degli assessori. Per parlare con il tessuto delle medie e piccole imprese, non bastano le istituzioni. Deve andarci il partito, siamo noi che dobbiamo condividere le preoccupazioni, i drammi. Non dobbiamo più essere un partito di gestione, ma di condivisione».

Bello a dirsi, difficile a farsi...

«Dobbiamo farlo. A me non interessa un Circolo che fa tante tessere, ma uno che faccia competizione sulle idee e sul rapporto con la società. Vorrei quasi venisse istituto un ‘premio’ - lo dico ironicamente - a chi in un anno organizza cinquanta incontri, con 50 temi e associazioni diverse. Poi le istanze, le speranze, le critiche le trasferisci al Consiglio comunale, a quello regionale, ai parlamentari. E questo non c’è stato. Dobbiamo ripartitre da qui».

Ma non è troppo tardi? Quelli del Pd sembrano disorientati...

«Si è vero molti lo sono, ma non credo sia tardi. Michele Serra ha scritto che ci sono milioni di anime che vagano e non c’è un corpo che le accoglie, intendendo una forza di sinistra nuova, riformista, non vecchia. C’è una domanda e non un’offerta».

Ma Walter Verini può raccogliere le anime vaganti della sinistra in Umbria?

«Se mi si chiede di dare una mano per un disegno di questo tipo, sono disponibile, ma non credo che i problemi li risolvano le singole persone. C’è bisogno di una squadra che ricostrurisca idee con il gusto di fare politica e non lotte correntizie».

A quali condizioni?

«Che chi guiderà il partito deve chiamarsi però fuori dalla gara per le prossime elezioni regionali, deve essere arbitro e allenatore, non giocatore. Io sono dispobile in qualsiasi ruolo. Questo nuovo Pd potrà servire a dare una mano seria agli ultimi due anni al governo della Regione di cui ho un giudizio positivo, anche se serve uno scatto in avanti, mettere la quinta. Tutti insieme possiamo giocare le nostre carte perché l’Umbria non è di destra: l’elettorato premia chi pensa possa dare risposte efficaci, ma a mio avviso quelle che sono state offerte sono risposte sbagliate ed effimere. Noi siamo in grado invece di dare risposte giuste a problemi veri».