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La festa per Latini sindaco (Pianetafoto)

Perugia, 26 giugno 2018 - Tutto è iniziato nel 2014, quando Andrea Romizi ribaltò clamorosamente il tavolo, andando a conquistare Perugia. Aveva 20 punti di distacco al primo turno dal candidato di centrosinistra (Wladimiro Boccali), ma grazie agli apparentamenti e alla voglia di cambiamento dei perugini diventò sindaco al ballottaggio.

E' in quel momento (giugno di quattro anni fa) che si è sollevata l’onda del centrodestra che sta lentamente travolgendo i Comuni umbri storicamente di sinistra. Alle politiche dello scorso 4 marzo la compagine trainata dalla Lega (con FI e FdI al fianco) aveva già vinto ‘facile’ nel Cuore Verde: 36,8% contro il 27,5% del Pd e la stessa percentuale dei Cinquestelle.

Ma ora pian piano la compagine capitanata dai «seguaci» di Matteo Salvini sta scalzando una ad una le amministrazioni comunali: i tre colpi messi a segno domenica notte sono un segnale emblematico. Certo se uno guarda al numero dei Comuni, la situazione vede ancora avanti nettamente il centrosinistra che ne guida ben 64 su 92 in Umbria, mentre il centrodestra è salito a quota 24 (4 sono le amministrazioni civiche).

Se però si fa un considerazione sul tipo dei Comuni il quadro cambia, eccome: intanto i due capoluoghi sono a trazione centrodestra-civica. Degli altri 15 territori più grandi della regione, la coalizione amministra Spoleto, Todi, Umbertide e Bastia (quest’ultimo conquistato al ballottaggio nel 2014).

Il centrosinistra (sempre per restare ai «grandi») governa invece attualmente a Foligno, Città di Castello, Gubbio, Assisi, Corciano, Orvieto, Narni, Marsciano e Castiglione del Lago. L’eccezione è Assisi (città vicina alla destra da sempre) dove due anni fa Forza Italia & Co si sono presentati però spaccati. Di sicuro dove le coalizioni si presentano divise, quasi sempre perdono.

E infatti, oltre ad Assisi, c’è un modello-Corciano a cui i vertici regionali dei Dem guardano: qui la coalizione si è presentata compatta, con un sindaco giovane e che ha messo in Giunta un assessore di «Liberi e Uguali», nonostante la lista di sinistra non abbia eletto alcun consigliere. Il quadro insomma è composito e spesso le realtà sono diverse tra loro, ma in vista delle «Regionali 2020» per il Pd si fa veramente dura.

m.n.

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