Perugina, i lavoratori protestano davanti la sede del Mise a Roma (foto Ansa)
Perugina, i lavoratori protestano davanti la sede del Mise a Roma (foto Ansa)

Perugia, 27 luglio 2017 - Giornata di mobilitazione alla Perugina. Nel mentre al ministero dello Sviluppo economico si è tenuto un incontro sul futuro della fabbrica del cioccolato, circa 70 dipendenti si sono dati appuntamento davanti ai cancelli dello stabilimento di San Sisto per presidiarne l'ingresso. La protesta va avanti da ieri sera alle 21 e si protrarrà per tutta la giornata di oggi. Gli organizzatori parlano di un'adesione "massiccia" allo sciopero.

L'incontro tra le parti al ministero dello Sviluppo economico è iniziato intorno alle 12 ed è terminato poco prima delle 14. Il tavolo si è reso necessario dopo che i vertici Nestlè, a poco più di un anno dalla firma dell'accordo per il rilancio del sito di Perugia, hanno annunciato 340 esuberi (su circa 1.000 dipendenti). Il tavolo di confronto fra vertici aziendali, organizzazioni sindacali e rappresentanti delle istituzioni è stato riconvocato dal sottosegretario Teresa Bellanova al 27 settembre prossimo. La delegazione di Nestlé era composta da Gianluigi Toia, direttore relazioni industriali, e da Massimo Ferro, direttore Corporate strategy. Presenti anche per la Regione Umbria la presidente Catiuscia Marini e per il Comune di Perugia il sindaco Andrea Romizi.

"Nessuno è entrato in fabbrica, a parte qualche addetto alle manutenzione o dipendenti delle ditte esterne non coinvolte nello sciopero", ha riferito Andrea Roscini, della Rsu Perugina, all'Ansa. Intorno alle 7,30, quattro autobus con 200 operai a bordo (tutti con magliette con la scritta "I love Perugina. No esuberi") sono partiti per Roma, dove hanno dato vita a un presidio sotto la sede del Mise. In quella sede, i sindacati (Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil) e la Rsu Perugina hanno ribadito il loro 'no' agli esuberi, la richiesta di far rispettare l'accordo firmato un anno fa dalla Nestlè per il rilancio della Perugina, con l'annuncio di investimenti per 60 milioni di euro, e di non lasciare soli i lavoratori una volta terminati, fra un anno, gli ammortizzatori sociali.