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Alla Perugina il Bacio fa volare i fatturati. Resta il nodo cassa integrazione

Incontro in Confindustria con le Rsu e il management Nestlé

di SILVIA ANGELICI
Ultimo aggiornamento il 24 febbraio 2017 alle 13:15
Lo stabilimento della Perugina (Foto di repertorio)

Perugia, 24 febbraio 2017 - In casa della Perugina-Nestlè in questi giorni i riflettori sono tutti puntati sul Bacio. Il cioccolatino superstar che tiene alto il marchio di fabbrica nato in Umbria. Se ne è parlato ieri in un incontro in Confindustria tra la Rsu, le organizzazioni sindacali regionali di Flai Fai e Uila e il management Nestlé. Erano presenti fra gli altri l’executive manager della divisione dolciari italiana Bruno Emmeegher e Valeria Norreri responsabile della Confectionery international unit buniness. L’incontro era previsto dal Piano di Sviluppo sottoscritto lo scorso anno dove le parti hanno fissato appuntamenti con cadenza trimestrale al fine di analizzare l’andamento del business. 

Dopo anni  il mercato italiano, nonostante continui ad essere in perdita, registra una chiusura positiva sia in termini di crescita reale che crescita organica. La strategia per quanto riguarda i prossimi mesi è in linea con il Piano di Sviluppo: investimenti in marketing, comunicazione pubblicitaria (in queste ore sta andando in onda nuovamente la pubblicità televisiva del Tablò Perugina), passaggio di alcuni prodotti da marchio Nestlé a marchio Perugina. Per quanto riguarda l’export, la crescita è ancora più marcata.

Baci Perugina, che è il brand leader per quanto riguarda l’export, è già presente in molti paesi europei ed extraeuropei, ma la concentrazione massima riguarda 5 aree strategiche: Usa, Canada (che rappresentano per il momento i due mercati principali), Brasile, Cina ed Australia. In tutti questi paesi la crescita è a doppia cifra, Canada e Cina hanno registrato addirittura una crescita 2016 sul 2015 del +60%.

La Rsu ha dato un giudizio positivo per quanto riguarda complessivamente l’andamento del Piano. L’export insomma sta dando risposte eccellenti. Ma la Rsu ha fatto le sue proposte: «Ora però servono le ore di lavoro». Così come previsto dal Piano di sviluppo in fabbrica è partita la cassa integrazione da circa un mese.

Ecco perché la Rsu tiene a ribadire «che vanno sicuramente nella direzione giusta le previsioni e le politiche che sta mettendo in campo Nestlé, ma che ora come lavoratrici e lavoratori della Perugina ci attendiamo di vedere maggiori ore di lavoro per gli oltre 800 dipendenti della fabbrica che per 18 mesi sono appunto soggetti alla cassa integrazione. Fino ad ora il Piano ha impattato molto poco sulle ore lavorate, ma siamo appena all’inizio. Ecco perché «è necessario – dicono i sindacati – che Nestlé faccia in pieno la sua parte, non accontentandosi magari di qualche segnale positivo, ma anzi aggredendo i mercati sempre con più determinazione e cercando tutte le soluzioni possibile che permettano di avere più ore di lavoro in fabbrica». 
 

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