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Ex Novelli, la vertenza riapproda al Mise

Terni, clima teso e lavoratori ancora in sciopero. Lunedì in Tribunaole

Ultimo aggiornamento il 31 marzo 2017 alle 11:27
Il presidio davanti alla fabbrica

Terni, 31 marzo 2017 - Prosegue lo sciopero  con presidio alla ex Novelli di Terni, in attesa di conoscere le prossime mosse della AlimentiItaliani, nuova proprietaria del gruppo. Intanto questa mattina la vertenza torna di nuovo al Mise per una riunione tecnica alla quale prenderanno parte le delegazioni nazionali dei sindacati e la proprietà. «L’incontro – ammettono Paolo Sciaboletta e Michele Greco (della Flai-Cgil ) – alimenta speranze non senza creare però nuovi interrogativi. L’azienda sembra che abbia volontà di riaprire il confronto, la richiesta dell’attivazione della cassa, nell’ambito delle misure di crisi, rimane sul piatto e adesso si conferma l’architrave di tutta la vertenza. Giampiero Castano del Mise – prosegue la Cgil – insieme al coordinamento delle tre sigle lavorerebbe all’elaborazione di un nuovo documento da presentare ai Greco, in attesa di conoscere anche le mosse dei giudici». 
 

Ma il clima  rimane molto incandescente: ieri una delegazione di dipendenti e rappresentanti dei lavoratori si è riunita davanti al tribunale di Terni, non senza qualche tensione. E’ arrivato anche il sindaco Leopoldo Di Girolamo che si è reso disponibile ad accompagnare una delegazione di dipendenti all’appuntamento col giudice fallimentare, Luciana Nicolì, lunedì alle 15.30. Nei giorni scorsi i sindacati hanno elaborato un documento che anticipa i contenuti delle richieste avanzate questa mattina a Roma. Tra le loro sollecitazioni, l’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria per gestire gli esuberi di Terni e Amelia, essendo questi due comuni all’interno dell’area di crisi complessa ma anche ricorso alla mobilità volontaria secondo il criterio della non opposizione individuale con un incentivo all’esodo da quantificarsi e l’individuazione di una fascia di salvaguardia per il taglio degli scatti di anzianità per tutelare i salari più bassi. 

 

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