Pienone ad Agriumbria
Pienone ad Agriumbria

Bastia, 5 aprile 2017 - Agriumbria, forte di quasi 80mila presenze, 600 animali, 420 stand, 2.500 aziende presenti e un nutrito gruppo di espositori rimasto in lista d’attesa, si lascia alle spalle un’edizione super. Ma adesso è ora di pensare a come rendere ancora più competitivo il prossimo taglio del nastro. Gli organizzatori hanno in mente di candidare la manifestazione a polo nazionale della zootecnia e di aprirsi ancora di più ai giovani e all’Università. Parola del presidente della manifestazione Lazzaro Bogliari, già al lavoro per mettere in scena l’edizione 2018 dell’evento, che tra l’altro coincide con il mezzo secolo di vita di Agriumbria, consapevole ormai del suo ruolo di protagonista all’interno del sistema agricolo e agrozootecnico nazionale. 
Presidente, qualche anticipazione sulla prossima edizione? Quali saranno le carte da giocare per far crescere ancora di più quella che lei ha definito molto più di una «fiera»?
«Lavoreremo soprattutto per candidarci a “polo” nazionale delle carni italiane. Visto che all’Umbriafiere abbiamo già costituito l’Osservatorio sul consumo di carne di qualità. L’allevamento rappresenta infatti un settore importante per l’agricoltura e una fiera come Agriumbria che vuole essere il punto di riferimento del mondo agricolo dell’Italia centrale non può non dedicare spazio all’allevamento e alla carne. L’obiettivo dell’Osservatorio è quello di monitorare e di comunicare i dati più aggiornati sul consumo di carni in Italia. Con occhio alla qualità».
Novità in arrivo anche sui partner dell’evento: su chi investirà Agriumbria 2018? 
«Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere i giovani e la ricerca. Per questo stiamo aprendoci sempre di più sulla collaborazione con il dipartimento di Agraria dell’Ateneo, rinnovando un grande grazie anche agli altri partner come la Regione Umbria, Sviluppumbria, Unioncamere, Comune di Bastia Umbra, Coldiretti, Confagricoltura e Cia Umbria, Associazione italiana allevatori, Ara Umbria e il Gruppo Grifo Agroalimentare».
Silvia Angelici