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Lavoro, il caso ex Novelli: 68 lavoratori in bilico, tagli in arrivo

Lunedì si torna a trattare al Mise. L'ira dei sindacati

di SILVIA ANGELICI
Ultimo aggiornamento il 16 marzo 2017 alle 11:21
Dezi della Cisl

Terni, 16 marzo 2017 - E’ stato  lungo e complesso l’incontro che si è svolto ieri a Roma nella sede del Mise tra i sindacati e i vertici aziendali della ex Novelli, oggi Alimenti italiani. Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil avevano sollecitato il tavolo ministeriale per proseguire il confronto avviato nelle scorse settimane, che aveva ad oggetto soprattutto le sorti occupazionali dei circa 300 dipendenti impiegati dal Gruppo nei tre stabilimenti di Terni, Spoleto e Amelia. 
«La proprietà  – spiega Simone Dezi (Fai Cisl ) anche a nome degli altri sindacalisti – ha annunciato di aver ridotto le proprie pretese economiche di circa 1 milione ma contestualmente ha dichiarato un esubero di 68 unità». La Triplice ovviamente non ci sta e il clima si è surriscaldato. +

I sindacati dichiarandosi indisponibili a discutere di una riduzione del costo del lavoro ancora così alta e di eventuali esuberi, hanno chiesto alla famiglia Greco, attuale proprietaria del Gruppo, di ridurre le loro pretese di almeno il 50% e di sgombrare il campo dai licenziamenti. E i Greco come hanno risposto? «L’azienda – riportano ancora Cgil, Cisl e Uil – è rimasta ferma sulla posizione iniziale e il Ministero dello sviluppo economico ha invitato le parti (e in particolare l’azienda) ad un’ulteriore riflessione, proponendo un incontro tecnico con le segreterie nazionali per la prossima settimana. Lunedì dunque si tornerà di nuovo a trattare al fine di cercare un percorso da proporre poi ai lavoratori». In tutti i casi il coordinamento nazionale si riunirà mercoledì 22 per un confronto sull’andamento della trattativa e sulle possibili iniziative da intraprendere. 
Ma la vertenza è ancora molto complessa. Le sorti degli operai, soprattutto quelle degli avventizi, restano quindi in bilico. E il tavolo del Mise, dove era atteso il piano industriale legato ai livelli occupazionali, ai volumi produttivi e naturalmente agli investimenti, non ha diradato le nubi all’orizzonte. 
 

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