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Clam e la Presystem gettano la spugna, 77 lavoratori a casa

Un altro colpo per l'economia regionale. Il pressing della Fiom-Cgil

di SILVIA ANGELICI
Ultimo aggiornamento il 26 gennaio 2017 alle 12:16
Maurizio Maurizi (Fiom-Cgil)

Perugia, 26 gennaio 2016 - Sull'Umbria  che lavora e che in un anno ha perso 15mila occupati, piomba un’altra pesante mannaia. Un colpo durissimo per Marsciano e per tutta la provincia di Perugia: dal primo febbraio, 77 lavoratori di due importanti aziende del territorio, la Clam e la Presystem (produzione di caminetti e stufe), saranno disoccupati. Dalla Cgil si apprende infatti che si è conclusa ieri la procedura di licenziamento collettivo per i 19 dipendenti della Presystem, che ha richiesto il concordato preventivo, e i 58 della Clam, che andrà invece in liquidazione coatta amministrativa, procedura concorsuale simile al fallimento. 
«Nonostante l’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali degli ultimi anni – commenta Maurizio Maurizi, segretario generale della Fiom Cgil di Perugia – la Clam e la sua controllata Presystem non sono state capaci di invertire la tendenza ad un costante calo delle commesse e del fatturato. Così, come al solito, a pagare sono i lavoratori, molti dei quali, tra l’altro - continua il segretario Fiom - devono recuperare diversi arretrati, cifre importanti, che arrivano fino ai 5-6mila euro».

La Fiom Cgil di Perugia, che ieri è stata in assemblea con i lavoratori, presto disoccupati, è impegnata in primo luogo nel recupero di tutte le competenze maturate (compreso il Tfr), «ma anche nell’impedire la desertificazione produttiva di un territorio – conclude Maurizi – per questo chiediamo alle istituzioni e al mondo dell’imprenditoria locale di mettere in campo tutte le iniziative possibili per salvaguardare l’occupazione e le competenze professionali di questi 90 lavoratori, anche attraverso nuove iniziative imprenditoriali che possano andare a riempire il vuoto lasciato da questa duplice chiusura». Ma in questi mesi ci sono altre importanti vertenze da schiodare e che vedono i sindacati impegnati in prima linea per fare pressing anche sulle istituzioni. 
In ballo  ci sono infatti i lavoratori della Trafomec, che attendono «notizie certe in merito al rilancio produttivo e intanto percepiscono lo stipendio a singhiozzo», come riferito dalla Cgil, ma ci sono anche i 40 addetti del Mercatone Uno tutti in cassa integrazione. Il caso della ex Merloni è ancora tutto da dipanare. Insomma dalle colline del Trasimeno, passando per il capoluogo fino alla fascia appenninica, l’Umbria è ancora una regione che mostra il fianco alla crisi e che continua a perdere posti di lavoro. 
 

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