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Storie del terremoto: Cascia, nel paese-fantasma turisti messi in fuga dalle scosse

Atmosfera surreale: tutto chiuso tranne alcuni bar che rifocillano i soccorritori

Una casa lesionata a Cascia

Cascia, 31 ottobre 2016 - Entri a Cascia e l’atmosfera è surreale. Tutto chiuso, salvo tre bar in centro e una pizzeria che resta con le saracinesce alzate per rifocillare chi, da ieri mattina, non ha nemmeno da mangiare. Qualcuno è seduto davanti casa, negli occhi la paura di un «terremoto che ci vuole uccidere». Molti si sono radunati nei grandi piazzali dove non ti può crollare in testa nulla. L’auto trasformata in una casa. I turisti che avevano riempito gli alberghi, anche per il ponte dei Santi, sono scappati alla prima scossa della mattina, insieme a qualche cittadino che ha trovato rifugio altrove.

Cascia sembra una cittadina deserta e abbandonata, dove il sisma si è scaraventato lasciando una popolazione in balìa di sè stessa. «Sono tutti sfollati, tremila cittadini – racconta il sindaco Gino Emili – che trascorreranno la notte in macchina perchè non sanno dove andare. Abbiamo messo a disposizione il palazzetto e il pianoterra della scuola elementare. Delle tende non ci hanno detto niente. Ma non basta e molti dormiranno in macchina».

Qui non ci sono case schiantate in terra, se non nelle frazioni come San Giorgio (dove una stalla è crollata addosso a un uomo, ferito gravemente), Avenditti e Maltignano, su per la montagna che ridiscende verso Norcia, il vero simbolo di un’apocalisse. Ma ci sono le ferite di un terremoto infinito che sembrava, fino a ieri, aver ‘salvato’ la terra di Santa Rita. E invece, per la prima volta anche la Basilica è stata chiusa. La facciata di Santa Maria è lesionata e il campanile di San Francesco, pericolosamente piegato.

Se le scosse hanno risparmiato, almeno in maniera evidente il centro storico, hanno «creato danni strutturali seri proprio alle abitazioni in cemento armato», spiega ancora Emili. La chiamano la «fascia del fosso». La lunga via che costeggia il fosso di Cuccaro e porta al centro, dove i palazzi non hanno resistito all’impatto. Tetti crollati sulle macchine, piloni di cemento interni completamente sventrati e la gente che si organizza come può. Fiorella ha un bar. E la sua casa di cemento sembra colpita da un missile. «E’ stato mostruoso – racconta –, la scossa più distruttiva dal 24 agosto». Con il marito sta spianando un pezzo di prato pubblico davanti casa. «Ci mettiamo il container che utilizzavamo come box per ufficio. Non abbiamo visto nessuno che ci sia venuto almeno a chiedere come stavamo o se avevamo bisogno di qualcosa. Facciamo da soli, abbiamo le spalle grandi». Il grosso dei soccorso si sta concentrando a Norcia.

Fino a ieri mattina a Cascia si contavano appena una cinquantina di ordinanze di inagibilità. Ora l’80 per cento delle case sono inagibili e il sindaco, d’intesa con carabinieri hanno stabilito la chiusura sia del centro che delle zone adiacenti, in attesa che i vigili del fuoco possano compiere i sopralluoghi e stabilire se Cascia sarà un’altra, immensa, zona rossa.

Erika Pontini