Antonella Mencacci, direttore della Clinica di Microbiologia dell’Unipg
Antonella Mencacci, direttore della Clinica di Microbiologia dell’Unipg

Perugia, 10 gennaio 2022 - "Comprendo pienamente le istanze della scuola sulle lezioni in presenza, ma temo che il sistema dei tamponi nei prossimi giorni andrà in forte affanno. I reagenti non basteranno e i tempi di risposta saranno lunghissimi per tutti, studenti e cittadini". Antonella Mencacci, direttore della Clinica di Microbiologia dell’Università di Perugia, puntualizza come i servizi di testing e tracing siano ormai saturi in Umbria.

Partiamo dal presente, che non appare affatto semplice… "Noi siamo già al limite: processiamo al laboratorio di Microbiologia dell’ospedale di Perugia circa tremila campioni al giorno. Siamo al massimo della risposta in 24 ore, oltre non si può davvero oggettivamente andare. Lavoriamo tutti, giorno e notte. Ma è il sistema Umbria che è arrivato al massimo: più di seimila campioni al giorno non si possono processare".
Parlava di mancanza di reagenti .
"Certo, a questi ritmi finiranno alla svelta. Per non dire del test antigenico Cleia, quello ad altissima sensibilità per il quale i reagenti sono già terminati e devono tornare dal Giappone, le scorte in Italia sono finite".
Cosa teme con la riapertura delle scuole?
"Le norme del Governo prevedono screening continui al primo positivo e poi per il rientro. Se ai tremila che facciamo ogni giorno si aggiungono quelli della scuola, sarà impossibile dare risposte. E i ritardi si accumuleranno per tutti, cittadini e studenti. Ripeto, capisco le istanze della scuola in presenza che sono sacrosante, ma la gestione mi creda è impossibile. Per i servizi territoriali già lo è e per noi lo sarà a breve. Ci potranno essere disguidi, questo i cittadini devono saperlo. Non è questione di inefficienza, ma i numeri non lo consentono, è matematicamente impossibile".
Quanti bambini si infettano in media ogni giorno in Umbria? "Circa 300, mentre il totale gli studenti positivi sono circa 800 ogni 24 ore. Le faccio un esempio su questi trecento più piccoli: poter tamponare i compagni di classe di un positivo (circa 20) significa fare seimila tamponi in più al giorno rispetto agli attuali. Ogni giorno ci sarà accumulo e il sistema inevitabilmente andrà in tilt. Non si può fare, c’è poco da girarci intorno".
Però non può essere sempre la scuola a ‘pagare’. Cosa si dovrebbe fare?
"Vaccinare più che si può. Poi fare molta più comunicazione, di spiegare bene ai cittadini che nel caso di sintomi sospetti lievim, si devono isolare fino alla fine dei sintomi. Questo è valido soprattutto per i bambini che con raffreddore, un giorno di febbre, un po’ di tosse, mal di gola non devono essere mandati a scuola. A questo punto della pandemia è arrivato il momento di testare solo i sintomatici medio-gravi, i fragili, i loro contatti e gli anziani, cioè le persone nelle quali l’infezione puó essere veramente severa".
Il professor Stracci ha detto che il tracciamento a questo punto è solo dannoso. Concorda?
"Beh sì, a questo punto è prevalentemente dannoso per il gran numero di persone poste in quarantena mentre l’effetto sulla riduzione della trasmissione è trascurabile".