Perugia, 12 giugno 2018 -  Più di un milione  e duecentomila euro (1.244.285,95 per l’esattezza). E’ il conto presentato dalla Regione al ministero della Salute per le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti fornite agli immigrati senza permesso di soggiorno tra il 1999 e il 2016. Spese che le prefetture avrebbero dovuto rimborsare al sistema sanitario regionale, ma che di fatto non sono state ancora liquidate. La ricognizione dei crediti è stata effettuata dalle singole aziende sanitarie e ospedaliere dell’Umbria, che nel periodo di riferimento hanno garantito le cure primarie agli stranieri irregolari temporaneamente presenti nel nostro territorio.

Con l'entrata  in vigore della legge 96 del 2017 la gestione dei pagamenti è passata al ministero, che dovrà farsi carico anche del pregresso, fino a quel momento in carico alle prefetture. Il problema della riscossione riguarda tutte le regioni italiane, non soltanto il ‘Cuore verde’, a cui tra l’altro è già stata rimborsata una parte delle spese sostenute. Fatto sta che all’appello mancano ancora parecchi soldi. Nel dettaglio la Usl Umbria 1 vanta un credito di 5.609 euro, mentre la Usl Umbria 2 batte cassa per 410.726 euro. La richiesta dell’Azienda ospedaliera di Perugia invece è di 784.236 euro, nettamente superiore a quella dell’Azienda ospedaliera di Terni che si ferma a quota 43.715 euro. Nel frattempo la Regione ha cercato di contenere le spese per le cure essenziali, dando agli stranieri irregolari la possibilità di iscriversi nelle anagrafi sanitarie delle Usl, con l’assegnazione del pediatra o del medico di Medicina generale.

Un sistema  che mira ad evitare il ricorso al Pronto soccorso e ai ricoveri urgenti, decisamente più costosi. Ad oggi risultano iscritte 592 persone (443 nella Usl Umbria 1 e 149 nella Usl Umbria 2). Un capitolo a parte riguarda le prestazioni sanitarie legate a gravidanza e maternità, minori, interventi di profilassi internazionale, malattie infettive e vaccinazioni, per le quali esiste un Fondo nazionale ad hoc, ripartito annualmente tra le varie regioni.

La quota assegnata all’Umbria nel 2016 ammonta a un milione e 75mila euro (pari al 3,5% del Fondo). I parametri utilizzati per assegnare le risorse si basano sulla stima degli stranieri presenti nel territorio regionale e sulla spesa sostenuta per i ricoveri delle donne di età compresa tra 11 e 55 anni (per gravidanza, parto e puerperio). Nel 2012 la quota assegnata all’Umbria era di un milione e 381mila euro.

Si tratta in ogni caso di linee di finanziamento per i clandestini che non rientrano nei percorsi di accoglienza per cui i pagamenti sono differenziati.

Chiara Santilli